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Pagine di storia chi sono Uomini, fatti, eventi, luoghi: tappe del cammino millenario della storia. Tutti contro il cancro 5x1000 contro il cancro Il giorno e l'ora Seguici su Facebook Pagine di storiaPromuovi anche tu la tua pagina I miei libri in vendita Per contattarci Ipse dixit Historia magistra vitae [Marco Tullio Cicerone] La storia è regolata da una legge ineluttabile: ai contemporanei è negato di riconoscere sin dai primi inizi i grandi movimenti che determinano la loro epoca [Stefan Zweig] C'è un quadro di Klee che si chiama Angelus Novus. Vi è rappresentato un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo. I suoi occhi sono spalancati, la bocca è aperta, e le ali sono dispiegate. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Là dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un'unica catastrofe, che ammassa incessantemente macerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnettere i frantumi. Ma dal paradiso soffia una bufera, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che l'angelo non può più chiuderle. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo delle macerie davanti a lui. Ciò che noi chiamiamo il progresso, è questa bufera [Walter Benjamin] Scrivono e partecipano AlessandroDamaMasticatorePaolaPeter Ultimi Commenti apprendistagiur in Libero GrassiLEXDC in Ramstein 1988utente anonimo in Il Manifesto dei 101utente anonimo in Salvatore Giuliano Archivio oggi settembre 2010 agosto 2010 luglio 2010 giugno 2010 maggio 2010 aprile 2010 marzo 2010 febbraio 2010 gennaio 2010 dicembre 2009 novembre 2009 ottobre 2009 settembre 2009 agosto 2009 luglio 2009 giugno 2009 maggio 2009 aprile 2009 marzo 2009 febbraio 2009 gennaio 2009 dicembre 2008 Categorie anniversariarteattualitàbrigate rossecalciochiesacomunismocostumecronacacuriositàdemocrazia cristianadirittodittatureeventifascismogiornaligladioguerraluoghimedioevomisterimisteri italianimiti e leggendenazismoordine nuovop2 papapci pensieripersonaggipoliticaprima linearazzismoriflessionirinascimentorisorgimentoromascienzasocietàspettacolosportstalinstampastati unitistoriatelevisioneterrorismotradizionivarievitavittime della mafia Feeds-counter *loading* visitatori &nbsp; La massima Credits Template by: Pannasmontata Brushes by: Annika Von Holdt and : 500ml Distributed by: Pannasmontata Templates and : Non solo template Statistiche var s_sid = 650578;var st_dominio = 4; var cimg = 406;var cwi =165;var che =100; mercoledì, 08 settembre 2010, ore 18:56 postato da Alessandro74 in varie, pensieri, politica, riflessioni, vita, anniversari, eventi, stati uniti, cronaca, guerra, fascismo, dittature, società, storia • P.link 8 settembre 1943 Il governo di Pietro Badoglio, nominato Presidente del Consiglio da Vittorio Emanuele III dopo il 25 luglio, aveva a parole mantenuto fermo l'impegno e l'alleanza con Hitler ed il III Reich. Tuttavia, in virt&ugrave; dell'avanzata degli alleati ed i durissimi bombardamenti cui tutta l'Italia e persino Roma erano sottoposti&nbsp;imponevano una profonda riflessione sulla guerra e sulla posizione da assumere. Iniziarono cos&igrave; una serie di negoziati con gli angloamericani, che culminarono nella firma di un armistizio, in gran segreto, in quel di Cassibile il 3 settembre del 1943 dal Generale Giuseppe Castellano dello STato Maggiore come rappresentante di Badoglio e Walter Bedell SMith rappresentante del comandante delle truppe alleate Eisenhower. Fu poi proprio Pietro Badoglio, il successivo 8 settembre, in un discorso breve e conciso trasmesso dalla Radio di stato Eiar a dare comunicazione all'Italia dell'avvenuta resa. Queste le parole pronunciate dal Capo del governo: &quot;Il governo italiano, riconosciuta l'impossibilit&agrave; di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e pi&ugrave; gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta &egrave; stata accolta.Conseguentemente, ogni atto di ostilit&agrave; contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse per&ograve; reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza&quot; E' alla fine di questo comunicato che Badoglio, il Re ed i vertici militari abbandonano Roma, fuggendo prima in Abruzzo e poi in Puglia, a Brindisi. Nessuno diede ordine alle truppe impegnate nei vari fronti, n&egrave; a quelle di stanza nelle citt&agrave;: ci&ograve;, oltre che il tenore letterale ambiguo e di non facile interpretazione del testo letto da Badoglio, gener&ograve; dapprima confusione e poi profondo disorientamento nei nostri militari, ai quali non rimase che lo sbandamento. Molti di loro disertarono, altri furono catturati ed arrestati dalle truppe tedesche, che a quel punto avevano fatto scattare l'attuazione della cosiddetta &quot;Operazione Achse&quot;, consistente nell'occupazione da parte delle SS dei centri principali della vita pubblica italiana. Le truppe regolari rimaste fedele al Re diedero vita ad un'eorica forma di resistenza contro il nemico laddove erano impegnate: la Divisione Acqui, ad esempio, fu decimata a Cefalonia. In altri settori dell'Esercito si registr&ograve; invece un ritorno di dedizione al fascismo, come la X MAS; altri militari invece confluirono nelle organizzazioni partigiane. Tanti furono gli episodi di eroismo, disperazione, paura, tradimento, sbandamento, dedizione alla patria in difficolt&agrave; che in quei giorni la storia - ancora oggi non del tutto conosciuta o raccontata - registr&ograve;. Di certo, pu&ograve; dirsi che l'8 settembre 1943 cominci&ograve; uno dei periodi pi&ugrave; difficili per l'Italia, e sicuramente si intraprese un terreno assai difficoltoso verso una nuova realt&agrave; politica e sociale. commenti • commenti (popup)BlogNews domenica, 05 settembre 2010, ore 19:39 postato da Alessandro74 in varie, pensieri, riflessioni, vita, anniversari, eventi, cronaca, guerra, attualità, società, curiosità, storia • P.link L'incendio di Londra L'inizio del mese di settembre dell'anno 1666 fu terribile per la citt&agrave; di Londra: dal due al cinque, infatti, un immenso incendio divamp&ograve; nel territorio cittadino, causando la distruzione di gran parte della metropoli. Il fuoco, che pure per quei tempi data la necessit&agrave; di riscaldare le case e lavorare nelle botteghe era d'uso comune e quotidiano, avvamp&ograve; Londra dopo che un'epidemia di peste nera ne aveva decimato la popolazione nell'anno precedente: si manifest&ograve; improvviso nelle prime ore del due settembre, quando un ritorno di fiamma nella fornace del panificio reale di Pudding Lane, probabilmente a causa di una disattenzione del capo della bottega, tale Thomas Farrinor. Pare infatti che la sera precedente allo scoppiare dell'incendio l'artigiano fosse stato superficiale sia nello svuotamento del forno, sia nella sua chiusura. Fu cos&igrave; che alcuni tizzoni, lasciati innavertitamente accesi, fecero scattare la scintilla che poi, trasformatasi in catastrofe, distrusse pi&ugrave; di dodicimila edifici destinati ad abitazione, chiese, locali commerciali, la Cattedrale di San Paolo, la dogana e numerosi ponti sul Tamigi, lasciando la citt&agrave; quasi divisa in due. Il fuoco per lunghi giorni domin&ograve; la citt&agrave; ed i suoi abitanti, ai quali - in assenza del servizio antincendio - era demandato lo spengimento dell'incendio. Le autorit&agrave; cittadine sottovalutarono all'inizio la situazione, tardando a coordinare le iniziative necessarie dei londinesi; lo stesso sindaco, inizialmente, dichiar&ograve; che l'incendio era talmente contenuto e poco pericoloso che anche una sola donna avrebbe potuto spengerlo versando un p&ograve; della sua urina. Migliore fu comunque l'esibizione delle amministrazioni pubbliche nella ricostruzione, che infatti fu veloce, efficiente, ed in grado di restituire un tetto ai centomila sfollati che avevano perso tutto tra le fiamme. Il grande incendio port&ograve; ad un profondo ammodernamento della citt&agrave;, che venne ricostruita con nuiove metodologie archiettoniche, ed anche a progressi sanitari, dato che si cerc&ograve; di avitare il realizzarsi di zone periferiche disagiate nelle quali - anche a causa delle carenze della rete idrica - serpeggiavano il colera ed altre infezioni. Si crearono anche le prime assicurazioni contro gli incendi ed inizi&ograve; ad organizzarsi quello che poi sarebbe divenuto il corpo dei vigili del fuoco. L'incendio del 1666 fu l'ultimo di queste dimensioni a Londra per molti anni; un caso assai simile si verific&ograve; durante la II&nbsp;guerra mondiale, come effetto collaterale dei violenti bombardamenti tedeschi effettuati dalle truppe aeree hitleriane alla fine del 1940.&nbsp; commenti • commenti (popup)BlogNews giovedì, 02 settembre 2010, ore 19:28 postato da Alessandro74 in varie, pensieri, politica, riflessioni, vita, personaggi, anniversari, terrorismo, eventi, cronaca, guerra, stampa, attualità, giornali, misteri italiani, p2, società, misteri, storia • P.link Il caso Toni - De Palo Italo Toni e Graziella De Palo sono due giornalisti italiani, dei quali dal due settembre 1980 non c'&egrave; pi&ugrave; n&egrave; traccia n&egrave; notizia: i due profesionisti scomparvero in circostanze misteriose e mai del tutto chiarite. Entrambi erano a Beirut per indagare su aspetti oscuri della guerra civile libanese, sui traffici di armi da e verso lo sfortunato paese, e per mostrare attraverso le rispettive testate la condizione miseranda della popolazione civile. I due giornalisti sono ospiti del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, organizzazione fondata da George Habbash nel 1967, il quale ha promesso loro di accompagnarli proprio al fronte, nei pressi di Beaufort, dove si combatteva con l'esercito di Tel Aviv. La mattina del due settembre 1980, dunque, Toni e De Palo,&nbsp;50 e 24 anni, lasciano le proprie stanze nell'albergo in cui alloggiavano e&nbsp;il cui nome avevano comunicato al Ministero degli Esteri all'epoca retto da Emilio Colombo. Da quel momento, nessuno sa pi&ugrave; niente di loro, scompaiono come si suo, dire nel nulla, senza lasciare traccia e senza mai pi&ugrave; riapparire. Le indagini della magistratura italiana, che si orientarono anche verso la P2 di Gelli e su eventuali coinvolgimenti nella vicenda di settori infedeli dello stato, furono rese difficili dal luogo in cui avvenne la scomparsa e soprattutto dal segreto di stato, che agli inquirenti fu opposto dal colonnello Giovannone - che era caposezione del SISMI a Beirut - e poi confermato dai successivi governi. Il Presidente del Consiglio in carica nel 1985, Bettino Craxi, chiar&igrave; che il segreto di stato opposto dai funzionari del SISMI chiamati a rendere deposizione dalla competente Procura della Repubblica riguardava solo i rapporti fra gli uomini dell'intelligence italiana presenti a Beirut ed i capi dell'OLP, l'organizzazione per la liberazione della Palestina. Pertanto, a giudizio di Craxi, il problema del segreto di stato avrebbe potuto essere risolto se gli inquirenti avessero formulato quesiti pi&ugrave; ristretti di quelli formulati a Giovannone.&nbsp; commenti (1) • commenti (1)(popup)BlogNews mercoledì, 01 settembre 2010, ore 19:18 postato da Alessandro74 in varie, pensieri, vita, spettacolo, eventi, cronaca, miti e leggende, tradizioni, costume, attualità, società, curiosità, storia • P.link Gli scacchi di Marostica In provincia di Vicenza, a Marostica, negli anni pari il secondo fine settimana di settembre si tiene uno spettacolo eccezionale: per due ore si gioca a scacchi, ma la partita si svolge in una piazza di fronte al Castello da Basso, su una enorme scacchiera di marmo che costituisce il pavimento della piazza stessa, ed i pezzi sono rappresentati da persone in carne ed ossa, cavalli, torri spostate a mano da appositi valletti. La leggenda vuole che nel 1454 due nobili - Vieri da Vallonara e Rinaldo d'Angarano - si innamorarono della stessa donna, Leonora Parisio, bellissima figlia del castellano di Marostica. Queste cose all'epoca si decidevano con un duello, il cui vincitore avrebbe poi condotto all'altare l'ambita fanciulla: il padre di Leonora non volle per&ograve; spargimenti di sangue per la figlia, e comunic&ograve; ai due pretendenti che lo sposo sarebbe stato il vincitore di una partita a scacchi. Lo sconfitto avrebbe sposato la figlia minore del castellano, Orlanda.&nbsp;Dal 1954 la singolare disfida &egrave; rievocata dunque in piazza, e la manifestazione inizia con l'arrivo al galoppo di un cavaliere vestito di nero, che lancia i guanti di sfida dei due contendenti; a quel punto, mentre dal Castello escono il padre e la futura sposa, i pezzi si dispongono sulla scacchiera e si schierano anche i due contendenti, che comunciheranno le mosse ad un araldo il quale, con voce stentorea, le grider&agrave; in modo che le corti dei due sfidanti, ormai disposte sui riquadri, possano eseguirle. Terminata la partita, Leonora si avvicina al vincitore ed assieme fanno il giro della piazza in festa.&nbsp; commenti • commenti (popup)BlogNews lunedì, 30 agosto 2010, ore 19:36 postato da Alessandro74 in varie, pensieri, politica, riflessioni, vita, personaggi, anniversari, eventi, cronaca, attualità, vittime della mafia, società, storia • P.link Libero Grassi Libero Grassi &egrave; stato ucciso dalla mafia nelle strade di Palermo, il 29 agosto del 1991, quando camminava tranquillamente, solo, senza protezione di alcuno e nel pi&ugrave; totale disinteresse dei suoi colleghi imprenditori, dopo aver pi&ugrave; volte denunciato la piaga del racket e dopo aver anche fatto arrestare alcuni personaggi legati alle cosche che gli avevano domandato il pagamento del cosiddetto &quot;pizzo&quot;. Sessantasette anni, impegnatissimo nel sociale, portatore di ideali di giustizia ed equit&agrave; e soprattutto di legalit&agrave;, Grassi fu spesso ospite in Tv e non si nascose mai nella sua lotta contro la delinquenza. Come lui stesso raccont&ograve; in varie occasioni, e come scrisse in una lettera aperta pubblicata sul Giornale di Sicilia, i soldi gli venivano chiesti per &quot;i poveri carcerati dell'Ucciardone&quot; (Il carcere di Palermo, dove sono rinchiusi anche i condannati per delitti di mafia). Ai suoi netti rifiuti, le cosche reagirono con le telefonate minatorie, con le minacce velate alla moglie ed al figlio, con le insinuazioni classiche del metodo - terrorizzante - del &quot;dico e non dico&quot;. Imprevista ed imprevedibile, per quel tempo, fu la reazione dell'imprenditore, che con denunce particolareggiate condusse la polizia all'arresto dei suoi aguzzini. Tuttavia, il suo esempio non fu seguito dalla confindustria isolana, che anzi tese ad isolare il coraggioso commerciante, rendendolo ancora di pi&ugrave; esposto alla vendetta mafiosa, fino al punto da far dichiarare, il 29 agosto 2010, nell'anniversario dell'omicidio brutale, al dirigente appunto della confindustria palermitana che la &quot;responsabilit&agrave; morale dell'omicidio di Libero Grassi &egrave; dei suoi colleghi imprenditori&quot;, che non fecero con lui corpo unico. Nel 2004, furono condannati per l'assassinio Provenzano, Riina e Pietro Aglieri. commenti (1) • commenti (1)(popup)BlogNews domenica, 29 agosto 2010, ore 19:32 postato da Alessandro74 in varie, pensieri, politica, riflessioni, vita, anniversari, eventi, cronaca, attualità, misteri italiani, società, misteri, storia • P.link Ramstein 1988 Il 28 agosto del 1988 era domenica: a Renaix, in Belgio, Maurizio Fondriest diventava Campione del mondo di ciclismo su strada, mentre quasi contemporaneamente, in Germania, nei pressi della cittadina di Ramstein dove ha sede una base della NATO, l'Italia veniva rappresentata nell' Airshow dalla pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori. Gli aerei MB399 Aermacchi della squadriglia che tante volte ammiriamo inondare il cielo con il gas colorato a disegnare la bandiera nazionale sono impegnati in alcune evoluzioni, con la consueta perizia. All'improvviso, per&ograve;, qualcosa succede di non convenzionale, di inatteso, di tragico: entrano in collisione fra loro Pony 1, Pony 2 e Pony 10, i nomi assegnati nella pattuglia ai velivoli del Colonnello Ivo Nutarelli, del Colonnello Mario Naldini e del Capitano Giorgio Alessio. Mentre gli aerei erano impegnati a disegnare nel cielo la figura di un grande cuore, il solista che doveva disegnare all'interno di esso la freccia di Cupido sbaglia i tempi della sua esecuzione, arriva troppo presto e troppo veloce: tenta di rallentare con manovre di emergenza, ma non ce la fa. Il Capitano Alessio centra allora in pieno sia il collega Naldini che il collega Nutarelli. L'aereo di Alessio si disintegra, gli altri due velivoli, ormai in pezzi, si abbattono sul suolo circostante causando la morte di altre sessantasette persone, tra gli spettatori. La tragica morte dei piloti italiani fu dunque attribuita ad un errore di manovra. Tuttavia, negli anni successivi, il loro tragico decesso venne collegato al noto evento della Strage di Ustica, dove un aereo civile sprofond&ograve; in mare - causando la morte di tutti coloro che si trovavano a bordo - per cause ancor'oggi sconosciute e dunque misteriose. Nel giorno di Ustica, infatti (il 27 giugno 1980) due dei tre piloti che nel 1988 morirono a Ramstein (Ivo Nutarelli e Mario Naldini) erano in volo nei cieli italiani,&nbsp;entrambi su un F104 dell'Aeronautica Militare decollato dalla base di Grosseto ed in genere utilizzato per voli di addestramento. In una delle sentenze emesse sulla vicenda del DC9 di Ustica, il Giudice Istruttore Rosario Priore d&agrave; per provato il fatto che i due militari volarono per lungo tempo quasi in scia all'ereo civile poi precipitato; non &egrave; certo se i due piloti militari si avvidero della presenza di altri aerei militari nei pressi del DC9, n&egrave; effettivamente se segnalarono la questione al proprio comando. Quello che sembra invece acclarato, almeno secondo notizie di stampa dell'epoca, &egrave; che il Colonnello Naldini, dieci giorni dopo l'esibizione di Ramstein, fosse convocato proprio dal Giudice Priore per rispondere a domande sulla sera del 1980. In ogni caso, quel che resta in dubbio era la natura del volo compiuto da Naldini e Nutarelli il 27 giugno del 1980: l'aereo era destinato all'addestramento, ma nessuno dei due aveva la qualifica di allievo; anzi, erano entrambi istruttori.&nbsp; ALLEGATO AL POST: Articolo comparso su La Repubblica il 22 febbraio 1992, a pagina 17. &nbsp;&nbsp;&nbsp;PARLANO LE VEDOVE DI RAMSTEIN &quot;A USTICA PARTI' UN MISSILE&quot; ROMA - Il giorno successivo alla sciagura di Ustica, sottufficiali e ufficiali dell' Aeronautica sarebbero stati a conoscenza della causa che determin&ograve; l' abbattimento del Dc 9 Itavia, con 81 persone a bordo. E' questo il risultato della recente trasferta a Grosseto e a Bologna del giudice istruttore Rosario Priore e del pm Giovanni Salvi. Alcuni testimoni hanno confermato il clima di angoscia che la sera del disastro hanno vissuto nei centri del soccorso aereo e nelle postazioni radar. Due testimonianze, inoltre, avrebbero aperto alcune falle nel muro di gomma dei depistaggi e dei silenzi che ha resistito per oltre dieci anni. Si tratta delle mogli (o compagne) dei piloti, Ivo Nutarelli e Mario Naldini, deceduti il 27 agosto 1988 a Ramstein, durante un' esibizione delle &quot;Frecce tricolori&quot;. Interrogate dal giudice Priore, le due donne avrebbero fatto alcune importanti ammissioni, ricordando le confidenze avute dai rispettivi mariti. Stando ad alcune indiscrezioni, circolate negli ambienti giudiziari, sembra che i due piloti dissero, in famiglia, che il Dc 9 Itavia era stato abbattuto per errore da un missile. Le confidenze di Nutarelli e Naldini sono molto importanti, in quanto i due piloti con il grado di capitano, all' epoca della strage di Ustica, erano in servizio presso la base militare di Grosseto come istruttori. Il 27 giugno 1980 a bordo di un F 104 volarono tra le ore 20,30 e 20,45 cio&egrave; pochi minuti prima che il Dc 9 fosse abbattuto tra Ponza e Ustica. Il loro volo, fu riportato, sul registro della base aerea, come una normale azione di intercettazione simulata. Pu&ograve; darsi che il volo avesse un altro scopo, tuttavia &egrave; ipotizzabile che i due piloti fossero a conoscenza di qualcosa di anormale che, quella sera, si stava verificando negli spazi aerei italiani. Il giudice Priore, mercoled&igrave; scorso, ha sequestrato all' aeroporto &quot;Baccarini&quot; di Grosseto, registri e altri documenti per accertare se vi siano state manipolazioni o se siano spariti carteggi in qualche modo collegati con l' abbattimento del Dc 9. Nell' aprile del 1991, due giornali tedeschi il Tageszeitung e il Der Spiegel pubblicarono due inchieste sulla strage di Ramstein avanzando l' ipotesi che non si tratt&ograve; di un errore di manovra da parte del &quot;solista&quot; Nutarelli ma di un sabotaggio al suo aereo. In conclusione, secondo le inchieste dei due quotidiani berlinesi, qualcuno avrebbe sabotato l' Aermacchi delle Frecce tricolori, allo scopo di uccidere due testimoni della strage di Ustica. A Ramstein, oltre a Nutarelli e Naldini, mor&igrave; anche il capitano Giorgio Alessio e nel disastro persero la vita 51 spettatori mentre altri 400 rimasero feriti. Gli inquirenti romani non credono ad un legame tra la strage di Ramstein e quella di Ustica anche perch&eacute; molti altri ufficiali e sottufficiali dell' Aeronautica, hanno svolto, come Nutarelli e Naldini, diversi compiti, la sera dell' abbattimento del Dc 9, e risultano in servizio o in pensione, cio&egrave; non &egrave; accaduto loro niente di grave. Se le testimonianze delle mogli dei due piloti, deceduti a Ramstein, hanno portato ad accreditare ulteriormente l' ipotesi che i vertici dell' Aeronautica conoscevano la causa della strage di Ustica, subito dopo la sparizione dai radar del Dc 9, sembra, per&ograve;, che gli inquirenti non siano riusciti, finora, ad avere notizie precise sull' aereo che avrebbe lanciato il missile. Tuttavia circola, sempre pi&ugrave; insistente l' ipotesi di un coinvolgimento di caccia libici. Il maggiore Marcantonio Bianchini del Reparto operativo dei carabinieri che collabora con il giudice Priore, ha sequestrato, mercoled&igrave; scorso a Bologna, un' ingente quantit&agrave; di documenti relativi al traffico aereo del giugno 1980. In particolare, l' ufficiale ha sequestrato oltre mille tabulati riguardanti i voli di aerei della Libia, effettuati nello spazio aereo italiano. I documenti si trovavano presso l' archivio Civilavia. Dalla trasferta a Grosseto e Bologna, il giudice Priore ha tratto altri elementi che si riferiscono al depistaggio compiuto dai vertici dell' Aeronautica e dai servizi segreti. I magistrati romani si sono incontrati con i loro colleghi bolognesi, Grassi e Mancuso. Durante una rapida ricostruzione delle inchieste sulla strage alla stazione di Bologna e sull' abbattimento del Dc 9 sarebbe emerso un elemento comune alle due istruttorie. Alcune persone che volontariamente hanno chiesto di essere interrogate come testimoni perch&eacute; avevano importanti rivelazioni da fare, si sono rivelate come elementi manovrati da ex funzionari dei servizi segreti per depistare il lavoro degli inquirenti. Per la strage di Bologna ci furono i famosi depistaggi di Elio Ciolini e del generale del Sismi, Musumeci. Nell' inchiesta sull' abbattimento del Dc 9, il giudice Priore &eacute; stato costretto ad ascoltare e verificare le rivelazioni di numerosi e &quot;strani&quot; personaggi, autori di fantasiose ricostruzioni ma che contenevano anche notizie precise su aspetti marginali. Notizie, quest' ultime, che potevano, soltanto, provenire dai servizi segreti. - FRANCO SCOTTONI commenti (1) • commenti (1)(popup)BlogNews sabato, 28 agosto 2010, ore 19:40 postato da Alessandro74 in varie, pensieri, riflessioni, vita, personaggi, chiesa, luoghi, cronaca, miti e leggende, tradizioni, stampa, costume, attualità, società, curiosità, storia • P.link Il Pozzo di San Patrizio Clemente VII, figlio di Giuliano d&egrave; Medici ucciso durante la Congiura dei Pazzi, nel 1527 - quattro anni dopo la sua elezione a Papa - dovette fronteggiare uno dei momenti pi&ugrave; complessi della storia della Chiesa: nel maggio del 1527, infatti, Roma fu saccheggiata dai Lanzichenecchi, dagli spagnoli di Carlo di Asburgo e da truppe italiane di varia composizione. L'esercito pontificio fu sopraffato, ed il Papa ed i Cardinali, mentre i soldati nemici si riversavano nella zona di San Pietro, attraverso il Passetto di Borgo&nbsp;fuggirono a Castel Sant'Angelo e di qui si recarono poi in Umbria, nei pressi di Orvieto, trovando riparo nella Rocca che nel 1354 il Cardinale Egidio d'Albornoz aveva conquistato ed annesso ai possedimenti della Chiesa e che ora era una fortezza capace di difendere il Vicario di Cristo. Durante il suo esilio, il Papa volle che niente potesse mancare, in caso d'assedio, alla sua corte: fu cos&igrave; che decise la costruzione del Pozzo di San Patrizio in Orvieto per evitare che ci potessero essere problemi con gli approvvigionamenti idrici. Il progetto, curato da Antonio da Sangallo, fu portato definitivamente a compimento nel successivo pontificato di Paolo III. Il pozzo scende per sessantadue metri nella terra, ed &egrave; un capolavoro dell'ingegneria dell'epoca: la sua struttura portante &egrave; costituita da due scale elicoidali, costruite in maniera tale che chi scende non incontrer&agrave; mai chi sale; le scale conducono all'acqua, ognuna si apre con una porta autonoma e fasciano, per cos&igrave; dire, il cilindro di tufo che costituisce il pozzo in senso proprio e che ha un diametro di tredici metri. Entrambe le scale contano 248 gradini, mentre 70 sono i finestroni laterali per la luce ed il ricambio dell'aria. Il pozzo &egrave; dedicato a San Patrizio, sia perch&egrave; &egrave; similare ad una struttura pi&ugrave; piccola presente in Irlanda, sia perch&egrave; dell'Irlanda Patrizio fu proprio l'evangelizzatore. Patrizio era solito pregare nei pressi di una grotta buia e profonda, che la leggenda narra essergli stata indicata proprio da Dio, come punto di tramite tra il mondo dei vivi e l'aldil&agrave;. commenti • commenti (popup)BlogNews venerdì, 27 agosto 2010, ore 19:43 postato da Alessandro74 in varie, pensieri, riflessioni, vita, eventi, luoghi, cronaca, miti e leggende, costume, attualità, fascismo, società, curiosità, scienza, storia • P.link La storia di Fabbriche di Careggine Nella Provincia di Lucca, nei dintorni di Vagli di sotto, sorge - o sarebbe meglio dire sorgeva - il comune di Fabbriche di Careggine, piccolo borgo medioevale che nel tredicesimo secolo un gruppo di artigiani del ferro fond&ograve; dopo aver abbandonato Brescia. Conquistato dalla famiglia D'este alla met&agrave; del settecento, il piccolo paese riforn&igrave; per anni di ferro ed utensili Modena e Ferara, ricavando prosperit&agrave;. La storia del piccolo gruppo di case e di uomini si trascina cos&igrave;, tra alti e bassi e tra la creazione di importanti cave di mamro, fino al 1941 quando il governo di Mussolini decide di sfruttare il fiume vicino, l'Edron, per costruire un bacino idroelettrico, affidando il compito alla Selt - Valdarno che di l&igrave; a poco, nell'Italia repubblicana, sarebbe poi diventata l'Enel. Lentamente, ma progressivamente, l'opera idroelettrica venne ultimata: una grande diga fin&igrave;, nel 1953, per entrare in funziuone e con la sua chiusura si realizz&ograve; anche la sommersione del vecchio borgo: i suoi abitanti vennero trasferiti a Vagli, in nuove case costruite dalla societ&agrave;, ed i resti del paesino oggi sono visibili soltanto ogni dieci anni, quando l'Enel svuota il bacino per operare la ciclica manutenzione degli impianti. Fabbriche di Careggine ha anche le sue leggende, come si conviene alla sua triste fine: la prima racconta che in ogni notte di luna piena, quando non c'&egrave; vento, la campana della piccola chiesa sommersa risuoni con rintocchi di mortorio, a testimoniare la pena che le poche case sommerse provano ancora per la sorte dedicatagli. La seconda &egrave; una storia pi&ugrave; articolata: si narra che nel paese vivesse una donna tanto bella quanto malvagia, di nome Teodora.&nbsp;Nella notte&nbsp;fra il tredici ed il quattordici&nbsp;di dicembre di un anno imprecisato, il marito della donna - tale Anselmo - mentre tornava a casa dopo aver cercato legna per il focolare, scivol&ograve; in una buca e perdette i sensi, morendo l&igrave; assiderato. La donna si acocrse del ritardo ma odiando il marito non dette l'allarme se non nella tarda mattinata del quattordici. I soccorritori trovarono il corpo di Anselmo, e non poterono che riportarlo in paese; la donna, scansata da tutti dopo questa vicenda per il sospetto che in qualche modo avesse favorito la morte del marito, si rinchiuse nella propria casa uscendo, da quel giorno, pochissimo. Quando le comunicarono che doveva lasciare la sua casa, perch&egrave; il villaggio sarebbe stato in poco tempo sepolto dall'acqua, non credette all'avviso e l&igrave; rimase, perendo nell'allagamento determinato dalla chiusura della diga. O almeno cos&igrave; si crede, dato che il cadavere non emerse mai e mai venne trovato: si narra per&ograve;, che la notte del tredici dicembre di ogni anno, la campana della chiesa suoni a distesa, e che a farla suonare sia l'anima di Teodora, ancora in pena per le sue colpe. commenti • commenti (popup)BlogNews giovedì, 26 agosto 2010, ore 19:34 postato da Alessandro74 in varie, pensieri, riflessioni, vita, chiesa, roma, arte, luoghi, cronaca, papa, costume, medioevo, attualità, società, curiosità, storia • P.link La Fontana delle Tartarughe Una delle Fontane pi&ugrave; belle e suggestive di Roma sorge in Piazza Mattei, nel rione Sant'Angelo: i Mattei, cui la piazza deve il nome, erano nobili della Roma medioevale, che controllavano il tratto del Tevere nel quale si erge l'Isola Tiberina, e che proprio col traffico commerciale sul grande fiume si sono arricchiti ed hanno acquistato notevole prestigio sociale. La Fontana sorge in questa piazza, circondata da palazzi che erano di propriet&agrave; proprio di questi nobili, per le pressioni che nel 1580 fece Muzio Mattei, il quale riusc&igrave; ad ottenere dall'amministrazione cittadina che il manufatto, inizialmente pensato per abbellire quella che allora si chiamava Piazza Giudia e che era vicina al Ghetto, venisse in realt&agrave; costruita appunto davanti ai propri possedimenti immobiliari. La Fontana fu progettata da Giacomo della Porta ed eseguita da Taddeo Landini, e sfrutta l'acqua dell'acquedotto dell' Acqua vergine, restaurato pochi anni prima ed esteso fino a quella zona: l'opera, ultimata nel 1588, deve il suo nome alle tartarughe che i quattro efebi posizionati ai lati della grande vasca in piedi su altrettanti delfini spingono a bere nel superiore bacino rotondo marmoreo. Le tartarughe furono per&ograve; aggiunte successivamente, nel 1600, per volont&agrave; di Alessandro VII, e si tende a credere che la loro realizzazione sia dovuta al Bernini: proprio per il loro valore, varie volte vennero rubate e poi ritrovate, finch&egrave; il Comune di Roma, per preservarle, le ha esposte presso i Musei capitolini sostituendo gli originali con delle copie. commenti • commenti (popup)BlogNews lunedì, 23 agosto 2010, ore 19:23 postato da Alessandro74 in varie, pensieri, riflessioni, vita, sport, anniversari, spettacolo, eventi, roma, televisione, cronaca, tradizioni, costume, attualità, società, curiosità, storia • P.link I Giochi di Roma 1960 La lunga attesa della Citt&agrave; eterna, iniziata dopo la decisione del Comitato Olimpico del 1955, di fondere la sua millenaria storia con la leggenda dei Giochi Olimpici termina il 25 agosto del 1960, quando nello Stadio Olimpico, privo ormai anche di posti in piedi, si tiene la cerimonia d'apertura della XVII Olimpiade, che impegner&agrave; gli atleti fino al successivo undici settembre. Il fuoco &egrave; giunto da Olimpia, e riposa in Campidoglio in attesa dell'accensione del braciere nello Stadio, che avviene nel trado pomeriggio dopo che il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi dichiara aperti i Giochi. Poco prima di lui il Presidente del Comitato organizzatore, Giulio Andreotti, vestito con un completo chiaro, aveva tenuto il discorso di saluto ma - giudicato troppo prolisso dal pubblico - era stato pi&ugrave; volte interrotto da qualche fischio. Il Giuramento degli atleti venne letto dal discobolo italiano Adolfo Consolini; il giorno prima anche il Papa, Giovanni XXIII, aveva voluto dal sagrato di San Pietro partecipare all'evento, benedicendo i partecipanti e riucordando loro, con una breve allocuzione in latino, l'importanza e l'attualit&agrave; del motto romano &quot;mens sana in corpore sano&quot;. Gli impianti sono dislocati in tutta la citt&agrave;, il boom economico &egrave; stato aiutato dalla realizzazione delle ingenti opere: resta comunque superiore alla moderna ingegneria l'incanto di competizioni che si svolgono al Circo Massimo, alle Terme di Caracalla, alla Basilica di Massenzio. L'Italia fa una buona figura, finendo terza nel medagliere dopo URSS ed Usa e conquistando ben tredici medaglie d'oro. Nella storia resteranno gli exploit nel ciclismo, l'impresa di Livio Berruti Campione nei 200 metri piani, capace di far segnare lo stesso tempo dell'allora in auge primato del mondo della specialit&agrave;; ancora, come dimenticare la splendida gara dei fratelli Raimondo e Pietro D'Inzeo, primo e secondo a Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese,&nbsp;il 7 settembre, nel torneo di equitazione, e la medaglia d'oro di Nino Benvenuti nei pesi welters di pugilato. Pugilato che vedr&agrave; l'affermarsi di Cassius Clay, il futuro Muhammed Al&igrave;, diciottenne americano medaglia d'oro nei mediomassimi. Imprese, trionfi, lacrime di gioia e di delusione, nei giorni e nelle notti di una Roma calda ed afosa, sospesa come in un sogno tra la dolce vita e i grandi campioni dello sport: due settimane irripetibili, che terminano con la maratona vinta dall'etiope Abebe Bikila, giovane e minuto soldato della Guardia scelta imperiale, che tra i sorrisi generali inizia la gara a piedi nudi e dopo trenta chilometri ha fatto il vuoto, correndo verso uno dei trionfi che rimarranno famosi nel tempo. L'Olimpiade di Roma &egrave; anche la prima che vede protagonista la televisione: l'emittente di Stato, la RAI-TV, infatti, copre quasi tutte le gare con pi&ugrave; di cento ore di diretta; le immagini degli operatori italiani saranno riprese in tutto il mondo. A Roma ci fu anche il primo caso di doping olimpico: il ciclista danese Knud Jansen infatti accus&ograve; un collasso durante la prova su strada e mor&igrave; in pochi minuti a causa di una sostanza che si era iniettato poco prima per migliorare la sua resistenza alla fatica. commenti • commenti (popup)BlogNews 1 2 3 4 5 6 7 8 9 ...successiva &rsaquo;ultima &raquo; var inactivity_posts = false; var inactivity_login = false; var owner_pro = false; _uacct = "UA-110947-4"; var page = "/"; try { if ( String( document.location.hostname ).match( /\.splinder\.com/ ) ) _udn = "splinder.com"; if ( inactivity_posts && inactivity_login && !owner_pro ) { page = "/inactive_blog"; } else if ( inactivity_posts && !owner_pro ) { page = "/inactive_blog_active_user"; } } catch( e ) {}; urchinTracker( page ); try { function retrieveValue(cookieName, mystring, myseparator, myequal) { var cookieJar = mystring.split( myseparator ); for( var x = 0; x < cookieJar.length; x++ ) { var oneCookie = cookieJar[x].split( myequal); if( oneCookie[0] == escape( cookieName ) ) { return unescape( oneCookie[1] ); } } return null; } var querystring = "" ; if( window.location.search.split("?").length == 2) querystring = window.location.search.split("?")[1]; nl_id = retrieveValue( "nl_id", querystring , "&", "=" ) ; if ( nl_id != null && nl_id!="" ) __utmSetVar('NEWSLETTER/' + nl_id); } catch(e ) { } ultimi post | tag | utenti online | foto | video | audio crea il tuo blog gratis su Splinder | scopri il nuovo cinema.it&nbsp; var dadaCookie = getDadanetCookie(); var logged_links = 'scrivi post | preferiti | scopri il nuovo cinema.it&nbsp;'; var obj = document.getElementById("topbar_login"); if (dadaCookie && obj) obj.innerHTML = logged_links;  

 

 

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