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in evidence: Solealtonelcielo chi sono Nome: AlessandroSono uno in mezzo ai tanti. Uno che pensa e quindi esiste. Sono quello che sono, imperfetto e migliorabile. Sono uno che sa di non sapere. I miei libri in vendita La mia libreria aNobii Visit my shelf www.anobii.com Archivio oggi settembre 2010 agosto 2010 luglio 2010 giugno 2010 maggio 2010 aprile 2010 marzo 2010 febbraio 2010 gennaio 2010 dicembre 2009 novembre 2009 ottobre 2009 settembre 2009 agosto 2009 luglio 2009 giugno 2009 maggio 2009 aprile 2009 marzo 2009 febbraio 2009 gennaio 2009 dicembre 2008 novembre 2008 ottobre 2008 settembre 2008 agosto 2008 luglio 2008 giugno 2008 maggio 2008 aprile 2008 marzo 2008 febbraio 2008 gennaio 2008 dicembre 2007 novembre 2007 ottobre 2007 settembre 2007 agosto 2007 luglio 2007 giugno 2007 maggio 2007 aprile 2007 marzo 2007 febbraio 2007 gennaio 2007 dicembre 2006 novembre 2006 ottobre 2006 settembre 2006 categorie ahmadinejadalzheimerambienteanimalianzianiartearticoli di giornaleattualità bambiniberlusconiblog daycalciopolichiesacorruzionecostumediritti dei cittadinidiritti umanidirittodi pietrodolce mortedrogaeconomiaeuropaeutanasiafamigliaferrariformula 1giovanigiustiziagovernoimmigrazioneincidenti stradaliindultoislamlavorolibrimagistraturamalasanità moggimusicanucleareobamaoccidentepacepapapdl pd pedofiliapensieripoliticaprodiraccomandazionirecensioniriflessioniromasocietà sportstoriaterrorismiuniversità varieveltronivideo musicalivita Counter - Feeds *loading* viaggiatori Credits Template by: Pannasmontata Distributed by: Pannasmontata Templates and : Non solo template Statistiche var s_sid = 650560;var st_dominio = 4; var cimg = 416;var cwi =112;var che =75; Orologio obj=new Object;obj.clockfile="0051-blue.swf";obj.TimeZone="GMT0200";obj.width=150;obj.height=150;obj.wmode="transparent";showClock(obj); Tutti contro il cancro 5x1000 contro il cancro Pagine di Storia Ipse dixit La speranza è il sogno di chi resta sveglio (Aristotele) Per arrivare al giorno, non c'è altra via che la notte (Gibran) Un giorno la paura bussò alla porta: il coraggio si alzò, ed andò ad aprire. Ma non trovò nessuno...(Goethe) Là dove le cose traggono la loro origine, lì si compie anche la loro dissoluzione, secondo necessità . Le cose si pagano l'un l'altra, la colpa e la pena dell'ingiustizia, secondo l'ordine del tempo (Anassimandro)Perdona i tuoi nemici, ma non dimenticarti mai i loro nomi (J. F. Kennedy) Sappiamo più cose inutili di quante ne ignoriamo necessarie ( L. de Clapiers de Vauvenargues)Il valore di un uomo si misura dalle poche cose che crea, non dai molti beni che accumula (Gibran) I grandi uomini parlano delle idee, i piccoli uomini parlano di altri uomini (Francois de la Rochefoucault) Lavoro lentamente, perchè lavoro per l'eternità (Zeusi)Non viviamo come vogliamo, ma come possiamo (Menandro) Links Blog Splinder - Cèad Mile Fà ilteBlog Splinder - Il Mondo alla RovesciaBlog - AntidotiBlog Amico - Questo non è un libroBlog Il Cannocchiale - Paolo BorrelloBlog Splinder - AccorriamoBlog Splinder - 114 - Blog amico dei bambiniBlog Splinder - AlloccoBlog Splinder - Cantiere espressivoBlog Splinder - FiglioccioBlog Splinder - Hanno detto che: liberi aforismiBlog Splinder - Il Blog di Giulio StevanatoBlog Splinder - La casa delle libertà Blog Splinder - La pazienza del ragnoBlog Splinder - Le mie mezze verità Blog Splinder - Liberi passiBlog Splinder - Mici e bau che cercano casaBlog Splinder - Musica e paroleBlog Splinder - Pagine di storiaBlog Splinder - Parole nel ventoBlog Splinder - Rinforzare gli ormeggiBlog Splinder - Scie bianche nel cieloBlog Splinder - SegnaleorarioBlog Splinder - Ventidita (Quadrumani umani)Blog Splinder - Zucchero, Farina & companyBlog Splinder La panchina in cima al monteLibere espressioniSito amico - AmicidiromaSito d'interesse - Bairo Onlus - In difesa degli animali Ultimi commenti Alessandro74 in L'inamovibileutente anonimo in L'inamovibileutente anonimo in Il volto santo ...RosaAzzurra in Gli infognabiliRosaAzzurra in Berberi, soldi e ...utente anonimo in SbarackAlessandro74 in BersaneideAlessandro74 in Sbarackutente anonimo in BersaneideLEXDC in Sbarack Notizie Bottoni Calendario by Blografando&AB Sfondo del giorno Benvenuti Top Blogs Technorati Profile Politica: La categoria di HelloDir.com che tratta di Politica ALMANACCO di PaginaInizio.com giovedì, 09 settembre 2010, ore 08:14 Il nuovo che manca Nell'Italia che malgrado l'incedere del terzo millennio ancora divide la piazza tra il rosso ed il nero, che parla di padroni ed imperialisti, che grazie alla storia scritta da chi ha vinto vuole ancora far passare come santo tutto ciò che è mancino, il Pdl era davvero una grande invenzione: lo testimonia il successo elettorale, netto, fuori mercato per un'opposizione inesistente, senza ambiguità. Poi, malgrado la novità, sono riemerse di colpo le ambasce e le stupidaggini dei sedici anni in cui il nuovo s'è promesso, s'è detto che avanzava, s'è dato per scontatao ma - in realtà - non c'è mai stato. E così la nuova creatura è di colpo invecchiata, è crollata dietro le sue rughe fuoriuscite da quello che allora non era il frutto procreato di una vera unione ma solo un lifting senza bandana e pure fatto male, dove si è cercato di conciliare gli eterni inconciliabili, non riuscendo a contenere la crisi di rigetto. eterni inconciliabili i quali, oggi, dimentichi di quel paese di cui parlano tanto con retorica fluente ma di cui evidentemente niente sanno e del quale niente importa loro, se le suonano ogni giorno di santa ragione, per motivi e cause che davvero sfuggono ai propri elettori, disorientati, confusi, delusi. Tra Silvio e Gianfranco non c'è infatti un confronto fra due opposte visioni del mondo, fra due ricette economiche, tra due modi d'intendere una destra moderna in un paese che non vuole andare a sinistra per natura e cultura, ma che ogni volta che governano loro si arrabbia talmente tanto che poi, per punirli, vota di là e si fa ancora più male, in un parossismo di masochismo che è poi anche delirio da psicoanalisi collettiva. Silvio e Gianfranco semplicemente si detestano, dunque mentre ciascuno di loro porta l'acqua al proprio mulino, si fanno dispetti e ripicche, si danneggiano a vicenda e cucinano in un fuoco lento ma sempre più caldo chi per loro si era espresso nelle urne: il governo del fare, infatti, è mobile solo a parole; si interessa del processo breve mentre medici si picchiano in sala parto, mentre tra le prime 200 università del mondo quelle nostrane sono solo due, mentre le grandi città sono favelas di disperati esattamente come quando a Palazzo Chigi c'era il finto buon curato e la sua numerosa parrocchia e malgrado l'aver dato a Gheddafi camion di soldi ed avergli consentito di intendere Roma come il suo campeggio privato. Uno gestisce il potere come se fosse suo per l'eternità, nel solito delirio di onnipotenza finalizzata alla salvezza personale; l'altro si è fatto dare la Presidenza della Camera, per poi iniziare ad usarla come tribuna per l'espressione di concetti che con la destra nulla hanno a che fare, indebolendo e logorando un qualcosa che era già macchiato del peccato originale della contraddizione e che ora rantola affannoso, in una lenta agonia che è anche la fine di un sogno. Se infatti è per tutti sognare ad occhi aperti quando si spera di vivere in un paese normale, per l'elettore Pdl è oggi un delirio onirico di tipo kafkiano sperare di veder finalmente arrivare quel nuovo tanto ventilato, fatto di un partito autorevole non perchè pieno di soldi e ricco di Tv, ma semplicemente perchè onesto, in cui forze giovani abbiano la capacità e la dedizione di eliminare tutto lo stantio, di dire a Silvio che la Repubblica non è la sua ed a Gianfranco che i nostri cognati non hanno la Ferrari; che sappiano invertire la tendenza affermando a chiare lettere che Mangano non è un eroe e quelli come lui sono da condannare alla galera a vita, che la Protezione civile non ha competenza urbi et orbi, che il rispetto della legge è il primo valore su cui poi si debbono poggiare gli altri. Bello sognare, ma inutile: Silvio e Gianfranco ci condannano a questa guerra tra galli ormai anziani, che con gli ultimi sprazzi di vitalità si beccano non per il bene del pollaio, ma per il loro personale. Che, diciamolo, con il nostro non c'entra proprio niente. Alessandro74 Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup) categoria : varie, pensieri, politica, riflessioni, vita, costume, attualità , berlusconi, governo, diritti dei cittadini, pd, pdl, società , storia mercoledì, 08 settembre 2010, ore 08:11 L'inamovibile Quella poltrona, quello scranno, quella campanella che agita con modalità leggiadre, sono tutto per lui: quindi, non le lascerà. Lo ha detto chiaro Fini, ieri sera, al Tg di La7, scelto sia perchè lui di tv non ne ha, nè gliele hanno date (anche se il cognato in Rai si spacciava per suo inviato speciale), sia perchè è un programma nuovo e si sa, il politico, quale che sia, da niente vuole restare fuori. Così, tra una pausa ad effetto ed una battutina, la terza carica incarnata dall'eterno secondo ci fa presente come sia costituzionalmente analfabeta chiedere l'intervento del Capo dello Stato per far dimettere il Presidente della Camera. In linea teorica, è una posizione giuridicamente corretta. Dall'alto della sua coerenza, però, Fini non dice - tra le tante cose che omette - che lui in persona potrebbe scrivere una monografia su come rispettare la Costituzione formale e violare quella materiale. Il metodo d'indagine è semplice: dimostrare come il Presidente della Camera, eletto in Parlamento nelle liste di un partito che ha contribuito a fondare e poi messo seduto su quel trono che tanto ama dalla corrispondente maggioranza, all'indomani della sua elezione cominci un gioco strano ed oscuro fatto di rimproveri, fuorionda, battutine che non fanno più ridere, distinguo e divergenze col governo, con le commissioni parlamentari, con ogni disegno di legge, facendosi portatore di istanze che non costituiscono dialettica interna al proprio movimento, ma temi politici propri della minoranza e dell'opposizione, ventilati e sostenuti sfruttando una carica istituzionale per consuetudine costituzionale politicamente asettica. Dimentico ad esempio di Nilde Iotti, l'autore di questo supposto saggio potrebbe poi mostrare come si può violentare il dato materiale della sovranità popolare espressa col voto fondando un partito nuovo, sconosciuto all'elettore, dichiarando che quello cui apparteneva non esiste più, paventando un patto di legislatura ed arrogandosi il diritto di condizionarne il prosieguo, per il tramite di una discussione accesa sui singoli punti del patto stesso. Questo è dunque Fini: come il Marchese del grillo, lui è lui e gli altri sono niente e nessuno, alla faccia di quegli stronzi italiani che lo hanno votato ma che non sono extracomunitari. Tant'è. Il problema politico è enorme, e non solo politico dato che tra un processo breve, un lodo Alfano e una sparata dell'ex missino (ex tutto, anzi) il paese si ritrova con un esecutivo bloccato, un Berlusconi che vuole sopravvivere a sè stesso quando ormai la sua stagione è pacificamente finita, un partitello nuovo che vuole allearsi con reprobi parlamentari testimoni della politica che fu e che nessuno rivuole, un'opposizione miseranda e miserevole, che si stropiccia gli occhi rispetto a quanto sta accadendo ma che comunque non sa cosa dire, cosa fare, cosa proporre, persa dietro il leader che non ha ed i tanti mediocri che la compongono. Un marasma sociale, politico ed ora anche istituzionale, un tutti contro tutti come una tonnara, mentre l'economia fatica, mentre la disoccupazione dei giovani cui questo modo di essere sta rubando il futuro e logorando il presente, mentre i contratti collettivi si sciolgono come i ghiacciai. E' ora di dire basta: è ora di cambiare, senza Silvio, senza Gianfranco, senza radicali pentiti e sebza trafficoni. Per un partito nuovo che sia davvero tale e non l'azienda di famiglia di questo o di quell'altro. Alessandro74 Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup) categoria : politica, berlusconi, società martedì, 07 settembre 2010, ore 08:22 Scontro finale La proposta di Fini di un patto di legislatura sembra già affondata nel mare in tempesta che da mesi agita il porto non sicuro del Pdl: se è vero, B&B, Bossi e Berlusconi, i superstiti di quella vittoria epocale del 2008 che ora appare come una grande illusione, vogliono coinvolgere il Quirinale, svegliandolo da quella letargia che ogni tanto gli prende, e puntare forte alle dimissioni del Presidente della Camera. Un Presidente della Camera che parla come capopopolo, sia pure un popolo limitato nei numeri, che arringa la piccola folla con un discorso in italiano perfetto nel quale - come è sua abitudine - di retorico dice molto ma di destra non dice niente, continuando in quel doppiogioco da furbo sor tentenna che pratica da anni. Stavolta però il logoramento con l'invidiato grande capo sembra arrivato a punti di guerra atomica, e francamente sarebbe ora che l'esplosione ci fosse. Sia Berlusconi che Fini, diciamolo, hanno stufato: non si può stravincere le elezioni e poi fare un favore così grande ad una sinistra che non crede ai propri occhi, lasciandole la possibilità - come fatto ieri da ultimo da Enrico Letta - di riproporre il proprio lancinante mantra, ovvero prima leviamo da lì Berlusconi e poi si ragiona. Come a dire: l'importante è eliminare chi sistematicamente non ci fa toccare palla, poi sia quel che sia tanto il problema non è il nostro. Mentre Silvio da Arcore porta con sè le note colpe di egocentrismo individuale e politico, la sua innata tendenza a gestire il potere come fosse cosa sua, nonchè il suo circondarsi di gente che purtroppo lascia sempre in giro, appena si muove, una fila di dubbi seconda solo alle molliche di pollicino, l'ex AN sta dando prova della sua cifra reale. Usa, pure lui, le pubbliche istituzioni per scopi di parte, essendosi garantito un megafono altisonante come lo scranno più alto di Montecitorio; lo utilizza non per garantire tutta l'Assemblea, come consuetudine costituzionale vuole, ma per offrire la sponda alla minoranza (che non la eletto) per fare opposizione; quando parla con alcuni li blandisce, quando non sono presenti li ignora; accusa l'esecutivo delle peggiori nefandezze, poi si dice disposto a governarci assieme. Il tutto, dimenticando che nel 2008 aveva sciolto il suo partito, lasciando orfani i suoi elettori, promettendo fedeltà assoluta. Si diceva che l'elettore di destra è disturbato dal dover votare per forza il Silvio nazionale; ora aggiungiamo che chi non vuole votare a sinistra non può nemmeno esser costretto a dover dare il proprio suffragio ad un uomo che nella sua vita politica ha faticato a seguire un percorso retto ma, anzi, ha preferito per opportunità sua ondeggiare di qua e di là, dove meglio stava in quel momento, senza una coerenza ideologica e programmatica, vagolando dal Mussolini miglior statista del secolo alla kippah nello Yad Vashem. Chi è Fini, deve chiedersi l'elettore di destra? Non si sa, ce ne sono troppi: ogni tanto appare il difesore degli oppressi, poi soppiantato dal leader dei Tullianos, poi soppiantato a sua volta da quello che la libertà di stampa non è mai troppa, contraddetto però da quello che - non riuscendo a spiegare la vendita di una casa del patrimonio del suo ex partito se non con una indignazione posticcia - parla di indegna campagna appunto di stampa. Cambia il vento e Fini, a differenza di Mary Poppins, non se ne va; anzi, si abbarbica alla poltrona e cambia pure lui, cercando così di arrivare laddove non è mai riuscito, cioè alla vittoria. Da super partes a propria parte, si sa, il passo è breve: e Gianfranco lo ha percorso, con piede malfermo e sguardo un pò assente, in un'ora e mezza in cui ha parlato da capo della minoranza e non da leader governativo. In mezzo c'è il paese, quello che per lui, ai tempi di Fiuggi, veniva prima di tutto. Ora, chissà. Neanche a dire che la fine di tutto questo possa coincidere con un nuovo mondo per i conservatori: alle prossime elezioni, dato che ormai è una questione personale tra i due, sempre con l'uomo di Arcore da un lato e l'ex missino, aennino e tutto il resto dall'altro ci ritroveremo. Il che produce un solo effetto: l'aumento della depressione. Alessandro74 Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup) categoria : varie, pensieri, politica, riflessioni, vita, attualità , berlusconi, governo, occidente, diritti dei cittadini, pd, pdl, società , storia lunedì, 06 settembre 2010, ore 08:08 Il volto santo di Mirabello Doveva essere, oggi, il day after: l'alba di un mondo nuovo, di una politica nuova, dell'onestà - soprattutto intellettuale - che trionfa sul male e sul malaffare. Invece, oggi, è solo il giorno dopo di un altro discorso di Fini, dove l'equilibrismo che lo contraddistingue si è quasi sublimato in un'ora e mezza di chiacchierata che lo ha prostrato fisicamente ma che non ha aggiunto o tolto nulla alla sua consistenza politica. Che era, e rimane, quella di un numero due, di un eterno subalterno, di uno che sogna di vincere con ogni mezzo verbale ma che proprio per come si esprime perde e perderà ogni sfida politica. Dopo anni di distinguo, di allontanamenti dalla politica governativa, di accuse più o meno velate all'invidiato capo supremo, ci si aspettava che ieri il Presidente della Camera più loquace della storia repubblicana ponesse finalmente in chiaro qual'è il suo pensiero e quali sono i motivi che lo rendono alternativo a quel Pdl che per sua stessa bocca non c'è più (diremo, forse, che non c'è mai stato, data la palese riserva mentale con cui lo ha fondato). Invece, niente: dal discorso sono sparite le coppie di fatto, l'inseminazione artificiale e soprattutto gli extracomunitari, ai quali - almeno quando parla con loro dando degli stronzi agli italiani - vuole garantire cittadinanza breve e diritto di voto e, quando non li ha davanti, li fa oggetto di una legge che scrive assieme a Bossi, nell'emblema di quella cosa che si chiama coerenza e che, come è evidente, il marito di Ely non sa cosa sia; è sparito l'attacco frontale al governo che lo ha fatto sedere sulla poltrona che occupa ma è rimasto quello a chi lo ha abbandonato dopo che lui, dall'alto della sua noblesse culturale, è passato idealmente a sinistra da nero che diceva di essere quando rubava segreti e modi ad Almirante. Dopo questi alti e nobili concetti, tra i tanti Fini che ieri c'erano sul palco è arrivato anche quello che è di professione il leader dei Tullianos, il quale ha accusato alcuni giornali di effettuare attacchi ignobili contro la sua famiglia; è di tutta evidenza che l'uomo dal cognato ingombrante non è - non può essere - lo stesso che pochi giorni fa, ovviamente con riguardo a Berlusconi che è un suo chiodo fisso, affermava a chiare lettere - guardando ora a destra, ora a sinistra la platea con un comportamento oratorio che è anche allegoria della sua vita - che "di libertà di stampa non ce n'è mai troppa". A questo punto, il volto santo di Mirabello, non poteva esimersi dal vittimizzarsi parlando di stalinismo come causa della sua espulsione dal partito. Lo dice lui, che cacciava da AN chi gli si opponeva nel merito, e non con riferimenti a temi culturalmente appartenenti ad altra e diversa fazione politica come invece lui, povero epurato (o forse, chissà, meglio dire licenziato) è solito fare. Ma la perla delle perle delle parole in libertà è la disponibilità a continuare a reggere con la fiducia questo governo fino a ieri criticato, vituperato, dileggiato, purchè ci sia un nuovo patto tra il suo gruppo e gli altri di maggioranza. Capolavoro di gattopardesca ipocrisia politica, dimentico - prima di ogni altra cosa - che il suo manipolo di eroi che và dall'ex nemico Tremaglia ai radicali pentiti agli elettori non ha mai chiesto voti e nel 2008 non esisteva, coperto com'era dalla cofondazione di un qualcosa che poi si è rivelato non voluto. In questo minestrone, l'eterno secondo ha ragione su processo breve e Gheddafi; ma è noto che anche un orologio guasto segna l'ora giusta due volte al giorno, quindi non è il caso di sopravvalutare questi aspetti rispetto ai quali chiunque sano di mente e di animo direbbe le stesse cose, indipendentemente da come si orienta in cabina elettorale. Comunque, dopo Mirabello è chiaro: Gianfranco, fine. E lo dice uno che lo aveva votato, tanti anni fa. Ora che Mirabello fa rima con Spello, ora che Fini mostra la sua cifra politica che è quella di un Veltroni qualsiasi, non c'è motivo di considerarlo valida alternativa al sovrano di Arcore. Soprattutto ora, che con la sua doppiezza favorisce penose esibizioni dei fischiatori del Grillo, scimmiottatori ante litteram dei picchiatori di quel ventennio che lui riteneva guidato dal miglior statista del secolo. Alessandro74 Permalink ¦ commenti (1)¦ commenti (1)(popup) categoria : varie, pensieri, politica, riflessioni, vita, costume, attualità , berlusconi, governo, diritti dei cittadini, veltroni, pdl, società , storia venerdì, 03 settembre 2010, ore 08:32 Gli infognabili Ogni giorno la politica, come la società di cui è fedele espressione, compie un altro passo verso l'imbarbarimento più puro e la Repubblica - che suo malgrado è costretta a vivere proprio respirando attraverso questi partiti tutti uguali - scende sempre di più la sua china. Così, ieri, è toccato a Bersani alzare i toni ed abbassare ancora di più il limite del turpiloquio, definendo una fogna i frutti del berlusconismo. Il segretario PD, filosofo di laurea ed economista per hobby, stretto all'interno del suo partito tra i nomi singoli di ritorno (Veltroni) e i ticket proposti un giorno si e l'altro pure (Chiamaprino - Vendola), dunque dimenticato dai suoi sottoposti che - si sa- non amano molto le gerarchie nè tantomeno le cose normali come potrebbe essere un segretario che viene candidato alla presidenza del consiglio, si dipietrizza per la paura. Di conseguenza, abbandonando il loft dove stava rintanato da mesi salvo l'intervista doppia al Tg1 e Repubblica, omettendo i toni cultural chic ma mantenendo quella distaccata "puzza sotto al naso" che è caretteristica della sua estrazione, sceglie l'allegoria che rimanda al più classico contenitore di liquami. Allora, sarebbe bene anche domandarsi chi c'è nella fogna, ed esercizio nobile di dignità nonchè di quella cosa cui i "progressisti" sono allergici fino a rischiare più di ogni altro lo shock anafilattico, ovvero la verità, sarebbe pure fare un elenco di chi galleggia lì dentro nelle acque reflue. Niente, ovviamente. Allora chissà, provando a giocare con la poetica immagine propostaci dal segretario della bocciofila, proviamo a vedere come sta lì dentro una politica che va a trans con l'auto blu sniffando come un aspirapolvere, ma derubricando il tutto a debolezza privata; riferiamoci a chi per un'ordinanza di un GUP parla di tortura giudiziaria accanita e proterva, pur sguazzando all'interno di quell'atto giudiziario assieme a tanti di coloro che vengono chiamati furbetti del quartierino; pensiamo a chi manifesta contro il proprio governo, peraltro formato da più di cento persone, a mò di esercito nei numeri e di armata brancaleone nei fatti, nascondendosi dietro le divisioni altrui e facendo finta di dimenticare i 10 - 100 - 1000 Nassirya; e via discorrendo. Senza contare - è evidente a tutti e oscuro solo a chi preferisce non vedere - cosa sarebbe l'attuale opposizione senza i produttori della "fogna": semplicemente, non esisterebbe. Perchè al di là del livore, dell'invidia e delle solite frasi tanto appariscenti ma inconcludenti (perchè se è regola generale della nostra politica, a sinistra è addirittura imperativo categorico l'apparire ma non essere), sarebbero comunque, gli amici progressisti, ridotti a chi dice che l'Italia è già pronta per un premier gay (anche se è sfuggito a Vendola che finora non ne ha avuto nemmeno uno donna) o a chi parla di educazione dei figli e poi si ritrova con circoli locali affidati a stupratori seriali. Il che, a livello di programma e di contenuti, equivale a dire che conta più la forma che la sostanza: pertanto, sarebbe come affermare che la propaganda sostituisce i fatti. Alessandro74 Permalink ¦ commenti (1)¦ commenti (1)(popup) categoria : varie, pensieri, politica, riflessioni, vita, diritti umani, costume, attualità , berlusconi, governo, diritti dei cittadini, veltroni, pd, pdl, società martedì, 31 agosto 2010, ore 13:25 Berberi, soldi e ricatti Roma ne ha viste tante nella sua millenaria storia, non cadrà certo per il carnevale beduino che ha dovuto suo malgrado vivere in questi due giorni. Certo è, però, che Gheddafi se ne è andato e si respira meglio nella Capitale: il puzzo asfissiante di Lockerbie che si porta dietro era forte, e qualcuno con una coscienza in questa città, malgrado tutto e tutti, è ancora rimasto. Il colonnello libico in poco più di quarantott'ore ha dato il meglio di sè e del suo personaggio, a metà strada tra il guascone e l'arricchito di borgata: mortaretti, trick track, bellone e cotillon, più qualche uscita folkloristica del tipo l'Islam "le donne le tratta meglio" (non abbiamo dubbi sul fatto che quelle non infibulate, non lapidate, non burqizzate, non soggette alla legge afghana sullo stupro libero da parte del marito, non sgozzate perchè innamorate di un occidentale se la passino benino) e qualche mancia ricchissima a quei poveracci degli italiani, il tutto a nascondere con un'insuperabile cortina di nebbia di risulta il colore dei soldi, che sono stati la ratio prima di questa ennesima non gradita visita. Si sa, nel ventennio di errori e crimini ce ne sono stati tanti, e tutti noi oggi continuiamo a pagarli: così come in dipendenza di quel tempo nelle strade italiane del terzo millennio ci sono ancora opposti ed ottusi gruppi contrapposti di rossi e neri strabattuti dalla storia, allo stesso modo dobbiamo riempire di soldi quest' uomo del deserto, perchè qualcuno non meno antidemocratico di lui andò a conquistare la sua terra sentendosi un piccolo - molto piccolo - imperatore romano. E così, come è d'uso in Italia, proni e supini abbiamo accettato le hostess reclutate per pochi euro (tralasciamo comunque ogni commento sulle volontarie signorine che si sono recate con la loro bellezza - e solo con quella, dato che oggi è spesso unico strumento di lavoro - nel luogo eletto a reggia temporanea), i corani regalati e il proselitismo per la propria religione (se lo facesse un nostro uomo di governo, in Libia, cosa accadrebbe? domanda retorica), ed in assoluto e religioso silenzio, osannando anzi una ferita che si chiude (ma che nessuno dei contemporanei ha inferto), abbiamo accusato anche la minaccia rivolta dal nostro suolo all'Europa, che se non vuole diventare nera deve pagare, pagare, pagare. Il cane di Tripoli, lo chiamava Ronald Reagan: ebbene, sul finire della visita e del film che gli hanno permesso di girare, il mastino libico ha azzannato il vecchio continente, lacerando dalla nostra Italia che ormai nemmeno ha più la digità di stupirsi le carni di un' UE muta, sfruttando sia la connivenza dei suoi amici nostri compatrioti che il senso distorto che della parola pace sta dilagando nei vocabolari dei paesi europei. Pace intesa non come equilibrio tra nazioni basato sul reciproco rispetto e sulla reciproca fiducia, ma vista come uno stanco, esausto, "lasciatemi in pace" che il nostro continente - attivo sulle modalità di confezionamento delle mozzarelle ma esanime in politica estera - ormai pronuncia come si conviene agli sconfitti nei confronti culturali. Gheddafi, che in un vecchio gioco del Commodore 64 veniva raffigurato con un kalashnikov in mano mentre faceva fuoco su chiunque gli capitava a tiro, lo sa e si comporta come la guida spirituale dei vincitori: ed è una bella rivincita, dato che stava con a fianco colui che definì il suo amato Islam una civiltà inferiore, che poi è lo stesso che oggi lo blandisce e lo adula. Alessandro74 Permalink ¦ commenti (1)¦ commenti (1)(popup) categoria : varie, pensieri, politica, riflessioni, vita, europa, diritti umani, costume, attualità , berlusconi, governo, occidente, diritti dei cittadini, società , storia lunedì, 30 agosto 2010, ore 08:15 L'ingiustizia in breve Lo aveva detto, Silvio magno: avanti così! Ed è stato di parola: mentre regala a Roma un carnevale fuori stagione e del tutto beduino, attiva i suoi innumerevoli portavoce e soprattutto il Ministro della Giustizia, con la conseguenza che la priorità è - udite udite - il processo breve. Mascherato da proclami e panegirici concernenti la lungaggine dei processi, si arriva a grandi falcate a presentare quel testo indiscutibilmente utile a tutto il paese che dispone l'estinzione di ogni processo (beninteso penale, come se la giustizia civile fosse un fulmine che segue al lampo) che supera i termini previsti nel provvedimento: tre anni per il primo grado, due per il secondo, uno per il terzo. Come il dentista che di fronte ad un ascesso taglia la testa del paziente per non farlo soffrire, la mano del Re azzera quello che dura troppo: il valore costituzionale della celerità dei procedimenti giudiziari viene così usato da scudo per una mattanza di giudizi, senza nessuno scrupolo ma - anzi - con uso ed abuso di quella faccia tosta dell'italica politica che consente di dire che in questo modo si fa un favore alla gente. Fermo restando che sul momento la gente a tutto pensa, tranne che ai processi (soprattutto, ripetiamolo, penali, dato che la maggioranza ed i più lenti sono quelli civili) il testo che giace ancora al Senato è una mostruosità giuridica. Senza coprire gli organici, senza dotare tutti i Tribunali di mezzi moderni, senza agire per impedire che una notifica su due salti per difetto degli uffici, senza predisposrre un'adeguata disciplina sanzionatoria delle manovre dilatorie degli avvocati difensori, senza utilizzare la telematica così nemica dei tanti burocrati presenti nei tribunali per non scontentarli, e magari buttandoci in mezzo pure un legittimo impedimento e perchè no pure una Cirielli, questa legge - soprattutto se concepita in maniera tale da essere applicata in modo retroattivo - è un colpo di spugna, un'amnistia mascherata, un decreto Conso (che poi il povero Prof. Conso non c'entrava niente, ma tant'è: non si sottilizza quando ci si deve salvare) in salsa furba, un - diciamolo, perchè anche chi vota a destra deve essere per la legalità vera e non fittizia nè tantomeno liftata e cartonata - un modo per salvare il grande capo dai suoi processi. Intendiamoci, beninteso: molti nella magistratura questa situazione l'hanno predisposta; con dichiarazioni verbali che ci si poteva risparmiare, perchè dovere del giudice è essere terzo ed imparziale, per non dare adito agli imputati di poter anche solo sfruttare il dubbio della sua non rettitudine per difendersi vittimizzanodis pur quando nel merito hanno torto; con una sentenza della Corte Costituzionale che a distanza di quattro anni cambia giurisprudenza sul famoso lodo, con buona pace del principio di correttezza come informatore dei rapporti tra gli organi dello Stato, nemmeno fosse l'ex pretore di qualche circondario sparso nelle campagne. Ciò non toglie che non se ne può più: l'elettore di destra, lontano anni luce dalle ipocrisie sinistre (che, di certo, se il processo breve passasse poi non lo abrogherebbero se ne avessero occasione) non può più essere costretto a votare Berlusconi. Al quale si può consigliare quanto segue: fare una legge di un solo articolo, in cui si scrive e dispone che tutti i cittadini italiani non molto alti, che hanno giacche e cravatte tutte uguali nell'armadio, che amano la bandana e le scarpe col tacco rinforzato che slancia malgrado la pinguedine, che sono amici di un libico che si circonda di "hostess" e di un russo che sopporta poco le giornaliste, che dicono che non hanno soldi ma poi acquistano in leasing Ibrahimovic, non possono essere processati. In apparenza, sarebbe una norma generale ed astratta; in realtà, particolare e concreta, come tutte le altre. Ma almeno questa storia sarebbe finalmente finita, e dopo sedici anni ne abbiamo tutti il diritto. Alessandro74 Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup) categoria : varie, pensieri, politica, riflessioni, vita, giustizia, diritto, diritti umani, attualità , berlusconi, governo, diritti dei cittadini, pd, pdl, società venerdì, 27 agosto 2010, ore 08:40 Sbarack E' diventato Presidente con una mossa duplice: sfruttando gli otto anni di Bush junior e ipnotizzando i suoi compatrioti con frasi in cui non diceva niente - ma con l'espressione fascinosa - condendole con dosi equine della sua personale polverina magica, chiamata "Yes we can". Ora, due anni dopo, 52 su 100 non lo possono più vedere: la parabola di Obama il grande uomo, ora diventato il bluff del secolo, è tutta qui. Tra una vacanza e l'altra, una partita a golf ed un McDonald's, fra una gita in Spagna della moglie catwoman e la coltivazione dell'orticello presidenziale dietro la sala ovale, il Presidente è sempre più solo ed il suo film si avvia alla fine ancora prima delle elezioni di medio termine. Nemmeno lui, col suo sorriso perenne ed i suoi modi hollywodiani, ha fermato la crisi: l'America, che era un sogno, ora è racchiusa nell'incubo di migliaia di cittadini in fila per l'assegnazione degli alloggi popolari e nell'immagine di interi quartieri con la scritta "in vendita". Lo strapotere delle banche è quello di prima, l'annuncio circa i tagli dei bonus ai supermanager è stato dato ma di fatti se ne son visti pochi, il petrolio è sgorgato nel golfo del Messico mandando a rotoli tutti coloro che da quel mare traggono sostentamento ma nessuno è intervenuto. Come l'Italia, l'America è stufa di primedonne e vuole una cosa apparentemente semplicissima ma nella realtà della mediocrità globale difficilissima: essere governata, senza slogan, senza cabaret, senza il cinema. Non c'è riuscito, ormai è evidente, il Nobel subprime, che tra i suoi tanti conigli dal cilindro annovera anche il premio svedese sulla fiducia, evento più unico che raro: non c'è riuscito, e l'America affonda nella disoccupazione e nella GM che ferma la produzione tenendosi stoccati i propri prodotti nei porti, a fronte delle quasi duemila - leggasi duemila - automobili al giorno che vengono immatricolate in Cina. Parole, solo parole: come in Afghanistan dove mentre i soldati del contingente continuano a saltare in aria, un generale della US Force aveva detto la verità, sostenendo che le scelte di politica militare erano del tutto sbagliate e fallimentari. Sostituito, un un attimo, e senza il munifico beneficio di un sorriso smagliante. Il fallimento dell'uomo della provvidenza è certificato meglio che mai dalla considerazione che più non gli riserva la sinistra italiana, veloce come il fulimne ad appropriarsi di lui, rapida come il vento invernale a scappare dal totem pieno di tarli. Ricordate Veltroni, che aveva copiato ogni cosa, dallo slogan alla posizione della pedana tra la folla (quel giorno al Circo Massimo, dove il buon Walter imboniva le poche decine di presenti con lo sguardo annoiato...)? Ora che Barack è costretto ad essere Sbarack, lo ignorano, come se non ci fosse mai stato, come se in realtà costituisse un ologramma, un fantasma vestito con un lenzuolo scuro. E dato che qui da noi l'ala riformista della politica di suo non ha niente, sia in termini di uomini che di idee, il non copiarlo più è la prova che il grande nuovo e solo il solito vecchio, che si differenzia dal resto solo per il colore della sua pelle (che pure aveva contribuito all'onirico ottimismo del mondo all'indomani della sua elezione). Un vecchio, peraltro, con la sensibilità di un torpediniere, dato che acconsente alla costruzione di una moschea nei luoghi dell' 11/9. Ovviamente, lo fa con i soliti modi da celluloide, ricordando che l'America è un grande paese. Sicuro: ma è grande anche il dolore, che poi alle elezioni pesa assai. Alessandro74 Permalink ¦ commenti (3)¦ commenti (3)(popup) categoria : varie, pensieri, politica, riflessioni, vita, diritti umani, costume, attualità , occidente, diritti dei cittadini, veltroni, obama, società giovedì, 26 agosto 2010, ore 13:24 Bersaneide Nel giorno in cui Silvio da Arcore dice no alle ammucchiate (e alzi la mano chi non sorride sul doppiosenso scontato), Bersani - dopo l'abbronzatissima intervista di ieri al Tg1 del nemico Minzolini - si dedica anima e cuore all'amata Repubblica, e propone la sua ricetta per il domani del Paese. Mentre uno, quindi, non si sa nemmeno con quanta convizione, respinge l'ammucchiata intimando "Avanti così" ma senza specificare come, l'altro invece l'ammucchiata la invoca, propinando ai suoi elettori la parola magica ("Ulivo"). Un "nuovo Ulivo", che nel giardino desertificato dell'opposizione secondo Bersani deve andare oltre la sinistra, incamerando tutte le forze democratiche (retorico piagnisteo) che si oppongono al Premier (ovviamente), anche di centro e di qualunque estrazione (tutto ed il suo contrario, avanti c'è posto) per aprire assieme (almeno dieci minuti assieme ci staranno, poi non si sa) una legislatura costituente (come se fosse costituzionalmente possibile sostenere l'esistenza di un potere costituente mentre ce n'è già uno costituito: ma si sa, la Costituzione è di loro proprietà, quindi possono parlarne come vogliono che tanto non succede niente). Le parole di Bersani sono il segno e la cifra dello stato della sinistra italiana: a destra, lo si vede bene, non si ride ma l'attuale minoranza deve sperare che dalla canna il gas continui ad uscire. Altrimenti, saranno costretti a vivere (politicamente parlando) e si troveranno sempre più in un mare fatto di niente. Consapevole di essere minoranza culturale, ideologica e sociale nel Paese, forse per la prima volta nella storia in grado di iniziare a capire che il modus operandi "progressista", consistente nell'additare alle masse un nemico da odiare, vituperare, insolentire non è più foriero di risultati perchè le masse non ci sono più e comunque dalla falce e dal martello scappano di corsa, preso (chissà) atto del fatto che l'indignazione ringhiosa e snobistica non riempie affatto il vuoto pneumatico di idee, ma anzi come l'entropia insegna lo dilata a dismisura, Bersani paventa l'orgia. Tutti dentro, pure i finiani - che già di per sè sono un eterogeneo caleidoscopio, andando dai repubblichini ai radicali - purchè cada il tiranno, l'orco, il viveur: lo dice pure Famiglia Cristiana - pensa l'ex comunista - e quindi pure Dio è con noi in lotta. Che tristezza: se da un lato abbiamo Silvio, che a parole fa e tanto per il Paese (ma, appunto, solo a parole) assieme all' Umberto, convinto quest'ultimo del fatto che in (dito) medio stat virtus, dall'altro c'è il direttore della bocciofila, che dopo mesi di silenzio e di vacanza tra l'America del bel sogno che fu (a proposito: come mai i nostri compagni, che copiano e si appropriano di tutto, non nominano più Barack il magno ora che è diventato Sbarack al più presto?) sente il bisogno di dimostrarsi vivo - ma non vitale - al suo partito dopo che ha aperto bocca non la reincarnazione del Migliore, ma un Veltroni qualunque. Siamo già messi male: saremo messi ancor peggio se riesce la padellata bersaniana, soprattutto oggi che Prodi non ci sarà, essendosi stufato di tenerli assieme a costi ingenti per la sua dignità. Alessandro74 Permalink ¦ commenti (4)¦ commenti (4)(popup) categoria : varie, pensieri, politica, riflessioni, vita, diritti umani, costume, attualità , berlusconi, prodi, governo, occidente, diritti dei cittadini, veltroni, pd, obama, pdl, società , storia mercoledì, 25 agosto 2010, ore 08:16 Anormalità Tutto in Italia è ormai anormale, essendo il normale relegato a (fastidiosa) eccezione. Come è normale guidare un'automobile ubriachi e strafatti, così è normale non rispettare l'ordinanza giudiziale di reintegrazione in servizio e nello stipendio emessa dal tribunale del lavoro, quindi la Fiat - quelli che prendono gli incentivi qui e poi costruiscono la Panda in Serbia perchè lì si possono dare aiuti di Stato alla faccia dei vincoli comunitari che quaggiù ci spacciano come civiltà - impedisce a tre suoi lavoratori di varcare i cancelli lasciandoli fuori dalla produzione. E' reato - si chiama inosservanza dei provvedimenti dell'autorità ed è previsto e punito dall'art. 650 del codice penale. ma che importa alla fine? tanto, non succede niente perchè molti - troppi - sono al di là della legge e del diritto. Fedele specchio di una società impazzita come un a maionese sfatta è poi la politica: non passa giorno in cui i degni rappresentanti di un popolo dove è vieppiù normale il cafonal si insultino di santa ragione, tra un trans ed una escort, tra cocaina e cerimonie in onore del Dio Po, beninteso guardandosi dal fare ciò per cui sono lautamente remunerati, ovvero custodire e perorare gli interessi del paese. Non passa giorno, poi, in cui non si registri una puntata della telenovela tra il Re di Arcore ed i suoi ex vassalli ribelli e reprobi, che ora propongono un nuovo governo con ancora Berlusconi alla guida (ma come, non era lui il male del male?) ed una maggioranza che, espulsa la Lega (culturalmente involuta quanto si vuole, ma pur sempre vincitrice delle politiche e dominatrice delle amministrative) metta dentro un pò di gente a caso (Rutelli e i suoi due compagni di partito, il Fli che ancora non si sa cosa sia, nonchè - udite udite - i delusi del Pd) alla faccia di quella sovranità popolare tanto decantata, tanto retoricamente invocata e così tanto ferocemente violata un'ora sì e l'altra pure. Nel calderone dell'anormalità che assurge a regola di vita e di pensiero, non manca neppure Famiglia cristiana, che come sempre non rinuncia a guardare in casa altrui per ignorare e non farsi troppo angosciare l'animo dai problemi che ha nella propria. Così, obliando la pedofilia si occupa dei comportamenti immorali del capo del governo, e soprattutto lo accusa di distruggere il dissenso. Il dissenso, come quello dei sacerdoti che propongono la fine dell'obbligo di celibato e vengono ridotti al silenzio; il dissenso, come quello di Milingo, che infatti è stato santificato; il dissenso che non c'è, contro ad esempio Radio Maria polacca ed i suoi proclami. Parlare di dissenso abbattuto da parte di un giornale riconducibile ad una monarchia assoluta, che nel terzo millennio formalmente mantiene il dogma dell'infallibilità del suo Capo di stato, è surreale: ma si sa, la lingua è lunga dunque corre, oltre ogni oggettività, sui prati di questo limaccioso anormale che tanto piace a tutti, perchè nella confusione si inganna meglio. L'importante, alla fine, è scambiarsi un ipocrita segno di pace, che tutto cancella. Alessandro74 Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup) categoria : varie, pensieri, politica, riflessioni, vita, chiesa, giustizia, diritto, costume, corruzione, attualità , berlusconi, governo, occidente, diritti dei cittadini, società , storia 1 2 3 4 5 6 7 8 9 ...successiva ›ultima » var inactivity_posts = false; var inactivity_login = false; var owner_pro = false; _uacct = "UA-110947-4"; var page = "/"; try { if ( String( document.location.hostname ).match( /\.splinder\.com/ ) ) _udn = "splinder.com"; if ( inactivity_posts && inactivity_login && !owner_pro ) { page = "/inactive_blog"; } else if ( inactivity_posts && !owner_pro ) { page = "/inactive_blog_active_user"; } } catch( e ) {}; urchinTracker( page ); try { function retrieveValue(cookieName, mystring, myseparator, myequal) { var cookieJar = mystring.split( myseparator ); for( var x = 0; x < cookieJar.length; x++ ) { var oneCookie = cookieJar[x].split( myequal); if( oneCookie[0] == escape( cookieName ) ) { return unescape( oneCookie[1] ); } } return null; } var querystring = "" ; if( window.location.search.split("?").length == 2) querystring = window.location.search.split("?")[1]; nl_id = retrieveValue( "nl_id", querystring , "&", "=" ) ; if ( nl_id != null && nl_id!="" ) __utmSetVar('NEWSLETTER/' + nl_id); } catch(e ) { } ultimi post | tag | utenti online | foto | video | audio crea il tuo blog gratis su Splinder | scopri il nuovo cinema.it var dadaCookie = getDadanetCookie(); var logged_links = 'scrivi post | preferiti | scopri il nuovo cinema.it '; var obj = document.getElementById("topbar_login"); if (dadaCookie && obj) obj.innerHTML = logged_links; |