| domain registration free web stats - free invisible counters - contatori per blog e forum gratis top site today | |
our links statitical links 2682site 0 site 1 site 2 site 3 site 4 site 5 site 6 site 7 site 8 site 9 site 10 site 11 site 12 site 13 site 14 site 15 site 16 site 17 site 18 site 19 site 20 site 21 site 22 site 23 site 24 site 25 site 26 site 27 site 28 site 29 site 30 site 31 site 32 site 33 site 34 site 35 site 36 site 37 site 38 site 39 site 40 site 41 site 42 site 43 site 44 site 45 site 46 site 47 site 48 site 49 site 50 site 51 site 52 site 53 site 54 site 55 site 56 site 57 site 58 site 59 site 60 site 61 site 62 site 63 site 64 site 65 site 66 site 67 site 68 site 69 site 70 site 71 site 72 site 73 site 74 site 75 site 76 site 77 site 78 site 79 site 80 site 81 site 82 site 83 site 84 site 85 site 86 site 87 site 88 site 89 site 90 site 91 site 92 site 93 site 94 site 95 site 96 site 97 site 98 site 99 |
in evidence: Xavier Le blog de la liberté BLOG DE XAVIER Ce blog porte le symbole de Paris, parce que ma formation et ma culture sont françaises Questo blog porta lo stemma di Parigi perché la mia formazione e la mia cultura sono di là Février 2010 D L M M J V S 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 Notes récentes I famigliari dei pazienti: una rete di... Parlano le suore di Lecco E' semplice stare dalla parte giusta Barroso difende l'euro Georges Freche donné largement gagnant dans le... Toyota rappelle 400 000 Prius dans le monde Nucléaire: l'Iran au seuil de l'irréversible Haiti, vivo a 27 giorni dal terremoto Quel sospetto sul pm antiboss La base Idv sul Web: vergogna, non vi voterò più Commentaires récents Xavier sur Un ministre sur deux est candidat aux régionales dadavidov sur Un ministre sur deux est candidat aux régionales Xavier sur L'Elysée en quete d'un successeur de Philippe... Xavier sur Haiti ravagé par un violent séisme dessinez sur L'Elysée en quete d'un successeur de Philippe... dessin sur Haiti ravagé par un violent séisme Xavier sur Bandiera bianca Maurizio Spagna sur Bandiera bianca Xavier sur "Dio esiste": il vescovo sfida la scienziata nicolacs sur "Dio esiste": il vescovo sfida la scienziata Archives 2010-02 2010-01 2009-12 2009-11 2009-10 2009-09 2009-08 2009-07 2009-06 2009-05 Toutes les archives DIZIONARIO di ITALIANO cerca: DIZIONARIO di FRANCESE cerca: Francese - Italiano Italiano - Francese DIZIONARIO di INGLESE cerca: Inglese - Italiano Italiano - Inglese mardi, 09 février 2010 I famigliari dei pazienti: una rete di solidarità per far vivere i nostri cari Le famiglie di coloro che sono colpiti da una grave lesione cerebrale o che sono caduti in stato vegetativo sono vittime solo in seconda battuta, ma devono sopporÂtare un carico di fatica e di dolore che sgoÂmentano. E tuttavia non rinunciano, anche a prezzo di grandi sacrifici, a prestarsi nellâaiuÂto ai loro cari. In questo anno trascorso dalla morte di Eluana Englaro hanno però ottenuÂto che la società si accorgesse un poâ di loro e riflettesse su quale siano le necessità delle perÂsone colpite da queste gravissime disabilità . Quel che conta, lo slancio che permette di anÂdare avanti, sottolineano i rappresentanti delÂle associazioni dei familiari, «è lâamore verso i propri cari». «Noi ripetiamo che anche in stato vegetativo sono persone, che hanno gli stessi diritti deÂgli altri cittadini, in particolare quello di aveÂre una vita con una qualità dignitosa». P aolo Fogar, presidente della Federazione nazionaÂle associazioni trauma cranico (Fnatc) si riÂchiama alla Carta di San Pellegrino e alla ConÂvenzione Onu sui diritti delle persone con diÂsabilità per richiamare le richieste di assi- stenza che le famiglie ripetono. «à importanÂte che quei documenti non restino enunciaÂti. Occorre lavorare perché si trovino mezzi e sostegni, non solo economici, per aiutare le faÂmiglie: che non parlano di morte, ma di vita». Anche Gian Pietro Salvi, presidente della ReÂte- associazioni riunite per il trauma cranico e le gravi cerebrolesioni acquisite, aggiunge: «Le famiglie sono gli eroi del quotidiano, la battaÂglia è comunque lunga e logorante: se non soÂno aiutate, si ammalano. à compito delle istiÂtuzioni e della società non lasciarle sole». E da questo punto di vista la presenza delle assoÂciazioni che lavorano al tavolo istituito al miÂnistero della Salute per giungere a scrivere un Libro bianco dellâassistenza a queste persone è un primo passo, ma cruciale, sottolinea FulÂvio De Nigris, direttore del Centro studi ricerÂca sul coma-Gli amici di Luca onlus. «à molÂto importante anche come si comunicano le notizie relative al coma e agli stati vegetativi: occorre infatti tutelare queste persone graveÂmente disabili, raccontare ciò di cui hanno biÂsogno e le strutture dedicate disponibili (che sono ancora poche). Se câè stato un frutto delÂla vicenda Englaro è proprio la reazione di tutÂti coloro che vivono questi problemi e che soÂno riusciti un poâ a farsi sentire». «Da un lato â osserva Paolo Fogar â sono staÂti fatti progressi, ma la situazione è ancora a macchia di leopardo. Accanto a Regioni, coÂme Lombardia e Friuli-Venezia Giulia, che danno anche un contributo economico alle faÂmiglie, i Livelli essenziali di assistenza (Lea) non prevedono la riabilitazione a lungo terÂmine per queste persone, che ne hanno bisoÂgno sempre per evitare spasticità . Ma i famiÂliari continuano a parlare di vita e non di morÂte ». E si battono in tutte le sedi: una di queste sono le conferenze di consenso con le società scientifiche, dove vengono stilate le raccoÂmandazioni che devono diventare buona e ordinaria prassi medica e assistenziale. «EnÂtro la fine dellâanno â aggiunge Fogar â parteÂciperemo alla conferenza di consenso della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa) sulla buona pratica nella riabiliÂtazione ospedaliera delle persone con gravi cerebrolesioni acquisite. Mentre questo meÂse a Siena le associazioni saranno presenti a unâaltra conferenza di consenso sulla riabiliÂtazione cognitiva dellâadulto. Si tratta di aÂspetti importanti, che toccano la vita di queÂste persone: le famiglie si battono per la vita, ma servono riabilitazione, ausili, valutazioni accurate». Questi documenti, poi, per divenÂtare prassi «devono essere portate in ConfeÂrenza Stato-Regioni». Solo così si concretizzano gli aiuti e si evita la solitudine, «la vera condanna di queste famiÂglie â sottolinea Fulvio De Nigris â, che riÂschiano di sentirsi isolate dal resto della soÂcietà . Dâaltra parte occorre anche fare molta formazione nella società , a partire dai giovaÂni ». «Ci vuole amore, passione e competenza per dedicarsi a queste persone â conclude SalÂvi â ma le famiglie lo fanno per uno slancio viÂtale di amore verso i loro cari». Enrico Negrotti. Avvenire 12:03 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note Parlano le suore di Lecco Nevica in questo inizio di febbraio, e il lago è canÂcellato dalle nuvole basse. Nella stanza al secondo piano delÂla clinica Beato Talamoni Eluana non câè più da un anno, dalla notÂte del 3 febbraio 2009, quando unâ ambulanza la portò via, a Udine, dove sarebbe morta. Quella notÂte pioveva forte, e anche oggi su Lecco si rovescia pioggia mista a neve, ed è buio come se lâinverno non dovesse finire mai. In cliniÂca, tutto è uguale. Suor Albina Corti, la responsabile, è sempre di corsa tra corridoi e reparti. Quando finalmente si ferma e ti si siede davanti ne incontri il volto aperto da lombarda, restio alle parole e però incline al sorriso. «Sì, è un anno», dice, come chi riÂcorda qualcosa che ha costanteÂmente nei pensieri. Poi, camÂbiando impercettibilmente il toÂno della voce: «Sa, lâaltro giorno uÂna dipendente è venuta ad anÂnunciarmi che aspetta un bamÂbino. Era contenta e anche un poâ preoccupata, per via del lavoro. Ma, le ho detto, i problemi li afÂfronteremo: intanto dobbiamo essere felici per il tuo bambino che arriva. E insieme abbiamo gioito di questa nuova vita. AlloÂra, istintivamente ho pensato a EÂluana. Era viva anche lei, mi sono detta; era anche lei come quel bambino una persona, una creaÂtura» . Una persona, e quasi una figlia, dopo quindici anni qui dentro. Imboccata, lavata, accudita per quindici anni. Suor Rosangela, quella che era accanto a Eluana ogni giorno, non partecipa a queÂsto colloquio, non interrompe il suo silenzio. Ma anche nei tratti forti di suor Albina, in quel dire ' era viva', compare unâincrinaÂtura, lâaffiorare di una sofferenza profonda. Madre, «se per qualcuno è morÂta, lasciatela a noi che la sentiaÂmo viva» : furono le vostre sole parole un anno fa. Per molti EÂluana era solo un corpo vegetanÂte. In quale modo voi la sentivaÂte viva? «Che fosse viva â risponde la suoÂra â era unâevidenza, e non solo perché respirava naturalmente, senza alcuna macchina. Pensi a un bambino neonato: non capiÂsce, non parla, non risponde, ma forse non è una evidenza che è uÂna persona? E quel solo suo esseÂre vivo, non dà gioia?» Le risponderebbero in molti: un bambino cresce e va verso la viÂta, Eluana era lì da tanti anni imÂmobile, assente⦠« Non era così totalmente inerte e assente. Quando la si chiamava per nome reagiva con una quasi impercettibile agitazione che però noi, abituate a starle accanÂto, coglievamo. E la sua pelle, sembrava assaporare le carezze. Certo sperare in un miglioraÂmento non era immaginabile, a meno di chiamare questo miglioÂramento ' miracolo'. Però Eluana era viva. Quando lâaltro giorno ho sentito delle ricerche riportate dal New England Journal of Medicine su quei pazienti in stato vegetatiÂvo in cui alcune aree cerebrali reaÂgiscono agli stimoli, mi sono chieÂsta se anche lei non poteva esseÂre in simili condizioni» . Comâera concretamente la giorÂnata di Eluana, come viveva in quella stanza al secondo piano? «Molti si immaginano una cameÂra di rianimazione, un corpo atÂtaccato a una macchina. Qui non câera nessuna macchina. Eluana respirava naturalmente. Al mattiÂno veniva lavata, e per tagliarle i capelli ogni tanto veniva un parÂrucchiere. Era una donna fisicaÂmente sana, bella, non magra, mai ammalata, con una pelle roÂsea da bambino. Dopo lâigiene câera la fisioterapia, poi veniva messa in carrozzella, se câera bel tempo si andava in giardino. A Natale, lâavevamo portata in chieÂsa con noi» . à la vita che fa oggi in una di queÂste stanze un altro paziente nelle stesse condizioni. Nella sua caÂmera però si alternano la moglie e i parenti e gli amici, in una rete di affetti. Eluana, di visite non ne riceveva quasi: negli ultimi temÂpi il padre aveva ristretto la cerÂchia delle persone ammesse a veÂdere la figlia. Suore, infermiere e medici le erano però sempre acÂcanto. Suor Rosangela, soprattutÂto. E non smettevano di parlarle, come si parla a una persona viva. «Quel giorno che è stato annunÂciato che venivano a prenderla â riprende suor Albina senza guarÂdarci, come fissa nel suo ricordo â noi non ci credevamo. Era stato minacciato tante volte, e non era successo niente. Quel pomerigÂgio invece è arrivato il padre, e mi ha detto che Eluana se ne andaÂva. Lâho pregato: ci ripensi, per faÂvore, signor Englaro. Lui non ha risposto, ha salutato e se ne è anÂdato. Mi è sembrato in quel moÂmento un uomo pietrificato dalÂla sua stessa scelta» . E in quella notte di pioggia, riÂcorda la suora, «Eluana sembraÂva allâimprovviso agitata. Sono arÂrivati gli infermieri. Noi le parlaÂvamo, le ripetevamo di stare tranÂquilla. Le dicevamo che andava in un posto in cui le volevano beÂne» ( di nuovo la voce della suora si incrina). « Le abbiamo dato un bacio. Lâhanno portata via» . Lâassedio dei giornalisti, il lamÂpeggiare dei flash, lâItalia ammuÂtolita a guardare. E qui quella stanza abbandonata. Le fotograÂfie e i quadri alle pareti, i due peÂluches sul letto ( il terribile vuoto delle stanze di chi se ne va per sempre). E le quattordici MiseriÂcordine di Lecco a aspettare, inÂsieme a tutta la loro congregazioÂne: a pensare a quella ragazza, per quindici anni come una figlia, che andava a morire di sete e di fame. Quelle donne, a pregare. Madre Albina tace, le parole non possono bastare. Dice solo, penÂsando allâultimo saluto: «Ho penÂsato che la Via Crucis la si fa da soli. Anche il Signore, quel giorÂno, si è trovato solo» . Dai corridoi intanto, dalle stanze, il sommesso rumore di un ospeÂdale quieto e affaccendato: carÂrelli che passano, telefoni che suonano, voci. (Qui e altrove, in chissà quante case di cura, quanÂti malati ogni giorno, passivi in un letto, vengono lavati, curati, aliÂmentati come Eluana? Non in staÂto vegetativo magari, ma sempliÂcemente persi nella demenza o nellâAlzheimer; o nati incapaci, e per sempre incoscienti e bambiÂni? Li curano, li accudiscono nelÂlâantica certezza quasi tacitaÂmente tramandata dal cristianeÂsimo: sono persone. Ma, pensate a un mondo di questa certezza diÂmentico, che rivendicando liÂbertà , diritti e 'dignità della vita' mandi gli inermi a morire, come Eluana. E poi come su Wikipedia affermi di lei: morta 'per morte naturale'). Madre, lei cosa risponderebbe a quelli, e sono tanti, che dicono: se toccasse a me dâessere immoÂbile e incosciente in un letto, faÂtemi morire? «Direi di pensarci davvero. Senza fermarsi a immaginare astrattaÂmente ciò che non sanno. Perché organizzano una vita da malati di cui non hanno alcuna esperienza. E una morte, di cui sanno ancor meno» . Una pausa. « Perché, vede â e qui la suora sembra riprendere enerÂgia e speranza â certi pazienti coÂme Eluana bisogna vederli con i propri occhi. Non immaginarli soltanto: perché allora prevale la paura. Vederli come sono, vivi, in una stanza piena delle loro cose, come una stanza di casa nostra; vivi e così indifesi, così inermi. Proprio come bambini neonati. Come si può non amare chi è coÂsì inerme e bisognoso di noi, anÂche se non capisce e non risponÂde? Come si può non amare un bambino?» . E câè in questa domanda la chiaÂve della dedizione delle MiseriÂcordine a Eluana, e di tanti altri, a tanti altri sconosciuti malati. Un amore per la vita non astratto, ma che attinge alla sorgente di una maternità profonda, e più granÂde di quella carnale. Dove un paÂdre ha giudicato che quel modo di vita era intollerabile, non degno, delle madri per quindici anni hanno abbracciato: grate di un fremito della pelle, grate comunÂque di quel respiro. Come due diÂversi sguardi sul mondo si sono incrociati sopra a questa tranÂquilla clinica di Lecco. Poi, quelÂla notte, lâambulanza è partita e EÂluana se ne è andata. Altri come lei, forse, arriveranno. E suor AlÂbina e le sue sorelle e le infermieÂre li cureranno. Serene, certe. CoÂme dicendo, nella forza pacata delle loro facce: «Non vedete? à unâevidenza, che sono vivi». Dal nostro inviato a Lecco Marina Corradi. Avvenire 11:57 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note E' semplice stare dalla parte giusta Amare la vita umana, difenderla, sostenerla e â comunque e sempre â accoglierla e rispettarla è la cosa più semplice di questo mondo. E viene naÂturale. à naturale e umano proteggere chi è piccolo e fragile, aiutare chi è in pericolo, consolare chi sofÂfre. à naturale e umano dar da mangiare e da bere a chi non può provvedere da solo. Innaturale e terriÂbile è invece lâidea di negare, in qualunque modo, la vita di chiunque o anche solo di abbandonarla nelÂla debolezza, nellâestrema dipendenza, nella diffiÂcoltà . Innaturale e terribile è anche solo pensare di lasciar andare alla deriva una persona totalmente disabile. Amare la vita è semplice. E, infatti, sono le persone semplici che sanno farlo meglio. Quei semplici che sono semplici perché â per quanto abbiano speriÂmentato, per quanto abbiano studiato, per quanto abbiano indagato â hanno colto, e conservano, il senÂso di una verità basilare: ogni essere umano è « deÂgno » e nessuna vita, mai, è padrona di unâaltra vita. Quando le cose, dentro di noi e nelle comunità di cui facciamo parte, sono così chiare, è facile capire che cosa è giusto e che cosa è sbagliato. Chi sta con la viÂta â chi è per la vita â mai la ferisce e mai arbitrariaÂmente la finisce. Chi coltiva unâidea di morte â chi si allea con la morte â fa lâesatto contrario. Eppure, ogÂgi, câè molto che sembra rendere incredibilmente arÂdua la comprensione di che cosa è giusto e di che coÂsa è sbagliato. E câè chi tenta, in tutti i modi, di renÂderci difficile, addirittura impossibile, dire dei « sì » e dei « no » limpidi e chiari. Per questo, oggi, a un anno dalla dolorosissima morÂte di Eluana Englaro « per disidratazione » , cioè per sete â così ha certificato lâautopsia â, ci sembra imÂportante tornare a indicare a noi stessi e a tutti, con la necessaria chiarezza, lâesempio di coloro che, con dolcezza e sapienza umana e medica, amano e serÂvono la vita e non la negano. Vi raccontiamo le suore Misericordine che nella caÂsa di cura ' Talamoni' di Lecco continuano a offrire ai loro pazienti la stessa dedizione e la stessa fedeltà che diedero per 17 anni alla giovane donna in stato vegetativo persistente poi portata a morte a Udine. E vi raccontiamo i medici che al Centro ' Cyclotron' dellâUniversità di Liegi stanno dando nuove e semÂpre più impressionanti risposte scientifiche alle doÂmande di chi non sâarrende e non dichiara perse e « senza qualità » le persone classificate in stato vegeÂtativo. Facciamo parlare Lucrezia ed Ernesto TresolÂdi che hanno riavuto il loro Massimiliano, dopo dieÂci anni di asserito stato vegetativo «permanente» (agÂgettivo oggi abolito dagli uomini di scienza, tranne che da quelli superficiali o tenacemente pro- eutaÂnasia), perché lâamore aiuta i « miracoli » e quel figlio ferito e perso in una disabilità sconfortante loro non lâhanno mai voluto lontano dalle loro vite e da casa sua. E diamo voce a tutte le altre famiglie toccate dalla durissima prova di una persona cara e presenÂte chiusa in uno stato che la rende apparentemente o effettivamente « irraggiungibile » ( famiglie che non lasciano soli questi loro congiunti, ma che, troppe volte, sono lasciate drammaticamente sole dalle pubÂbliche strutture di assistenza). Questi sono gli esempi, i fatti. E poi ci sono le chiacÂchiere. I digrignanti sofismi di chi vuol far credere che accudire i malati più gravi, i cosiddetti « senza speÂranza » , sarebbe crudele. Le algide polemiche di chi osa descrivere come una « violenza » le tenere cure prestate a chi non può badare a se stesso. Lâalterigia antidemocratica di chi invoca lâazione di « saggi maÂgistrati » per sovvertire le leggi che già stabiliscono (come la legge 40) o, si spera, stabiliranno presto (coÂme la legge sulle dichiarazioni anticipate di trattaÂmento) un limite di rispetto nella manipolazione della vita nascente e un dovere minimo di assistenÂza degli inabili. Le chiacchiere anche feroci di chi, inÂsomma, pretenderebbe di rovesciare il senso reale delle cose. Fino a dichiarare « inumano » lo stare, senÂza esitazioni e senza accanimenti, semplicemente dalla parte della vita. Parole cattive, ferrigne propagande che non valgoÂno un attimo del tempo di ricerca e di cura del proÂfessor Laureys o del professor Dolce e neanche il più piccolo e umile dei gesti che compiono ogni giorno, a Lecco, suor Albina e le sue consorelle. Parole catÂtive che vogliono rendere «morte» sinonimo di «liÂbertà » , e perciò non sono e non saranno mai specÂchio dellâanimo vero della gente. Marco Tarquinio. Avvenire 11:52 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note Barroso difende l'euro Oggi il voto sulla nuova Commissione STRASBURGO Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha ribadito lâimportanza di avere unâEuropa che parli «con una voce sola», nonché un coordinamento migliore delle politiche economiche. Parlando al Parlamento europeo riunito in plenaria a Strasburgo, Barroso ha spiegato: «Ci si può domandare se lâUe abbia il peso che dovrebbe avere nel mondo. Non ancora». Oggi gli eurodeputati dovranno votare il nuovo esecutivo europeo e consentire a Barroso di iniziare il suo secondo mandato di 5 anni. Sul piano economico, «alcuni politici nazionali non sono a favore di un approccio più coordinato delle politiche», ha lamentato il portoghese, aggiungendo: «Se vogliamo rafforzare la nostra base industriale occorre un coordinamento economico più forte». Barroso ha inoltre difeso la moneta unica europea, che ha perso quota negli ultimi giorni per via della situazione finanziaria di alcuni paesi della zona euro, a partire dalla Grecia. «Lâeuro continuerà a rappresentare uno strumento di sviluppo importante. Coloro che pensano di poterlo mettere in discussione vedranno che terremo il punto», ha osservato, spiegando: «La nostra situazione economica e sociale richiede un cambiamento radicale rispetto allo statu quo». Il presidente dellâesecutivo europeo, che sta per iniziare il suo secondo mandato consecutivo, ha dichiarato di volere «delle politiche incentrate sui risultati» e «delle misure a breve termine per rimettere lâEuropa al lavoro e promuovere gli obiettivi a lungo termine» come la crescita, lâoccupazione, la lotta contro la povertà , lâambiente e «la coesione economica e sociale». La nuova commissione su cui voterà oggi pomeriggio il Parlamento Europeo a Strasburgo «merita fiducia». à lâappello lanciato dal presidente dellâesecutivo, Josè Manuel Barroso, in un intervento di fronte allâAssemblea plenaria dellâeuroparlamento a Strasburgo (ritrasmesso in diretta anche a Bruxelles). La "Barroso II", ha detto il portoghese, «è una squadra per cui potete votare con fiducia, merita il vostro sostegno». Barroso ha spiegato che «non sarà tutto come prima, i cittadini non potrebbero accettarlo. Viviamo in un periodo straordinario», in riferimento alla crisi economica, alla questione del clima. «Sono problemi troppo grandi - ha spiegato Barroso - perchè noi non modifichiamo il nostro modus operandi. «Questo è un momento in cui dobbiamo mostrare ai cittadini che abbiamo a cuore i loro interessi». In realtà sul voto, atteso per le 13 e 30, non câè grande suspense. Dopo lâincidente di percorso che ha portato alla sostituzione della commissaria bulgara designata Rumiana Jeleva con la connazionale Kristalina Georgieva, tutti e 26 i commissari designati hanno ricevuto parere favorevole da parte delle relative commissioni europarlamentari. La Stampa 11:50 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note Georges Freche donné largement gagnant dans le Languedoc-Roussillon Selon un sondage, le président sortant du Languedoc-Roussillon remporterait haut la main les régionales et ce, dans tous les cas de figures. Georges Frêche (AFP) Le président sortant de la région Languedoc-Roussillon, Georges Frêche (Divers gauche), remporterait largement les régionales, selon un sondage TNS Sofres-Logica pour Midi Libre, L'Indépendant et France Bleu publié mardi 9 février. Au premier tour, la liste dirigée par Georges Frêche arriverait en tête dans tous les cas de figure. Mandroux derrière Frêche Elle est créditée de 31% des intentions de vote si la maire de Montpellier, Hélène Mandroux, officiellement investie par le Parti socialiste après des propos controversés de Georges Frêche sur Laurent Fabius, et Jean-Louis Roumégas, tête de liste Europe Ecologie, font chacun cavalier seul (11% et 10% respectivement). Si socialistes et écologistes parviennent à s'entendre dès le premier tour, ils recueilleraient alors 20% des intentions de vote si la liste est conduite par Hélène Mandroux et 17% si elle est dirigée par Jean-Louis Roumégas. La liste UMP, avec Raymond Couderc pour chef de file, oscille quant à elle entre 20% et 21% selon les différentes hypothèses, tandis que le FN est crédité de 7%. La liste Front de gauche-NPA est également créditée de 7% d'intentions de vote dans tous les cas de figure. Au second tour, Georges Frêche gagnerait les élections avec 40% des intentions de vote, devant la gauche (30% si Hélène Mandroux conduit la liste, 29% s'il s'agit de Jean-Louis Roumégas) et l'UMP (respectivement 30% et 31%). Enquête réalisée par téléphone les 5 et 6 février 2010 auprès d'un échantillon de 700 personnes de 18 ans et plus, représentatif de la population de Languedoc-Roussillon (méthode des quotas). (Nouvelobs.com avec AFP) 11:48 Publié dans Presse | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note Toyota rappelle 400 000 Prius dans le monde C'est un nouveau camouflet pour le constructeur japonais après les 8 millions de voitures renvoyées au garage à cause de problème d'accélérateur. La Prius, au coeur de la stratégie de Toyota, est la voiture hybride la plus vendue dans le monde. Les déboires que connaît actuellement Toyota avec ses véhicules semblent ne jamais prendre fin. Le géant automobile japonais vient en effet d'annoncer, ce mardi, qu'il va rappeler plus de 400.000 voitures hybrides, dans le monde, affectées par un défaut dans le système de freinage. Parmi eux, 223.068 véhicules commercialisés au Japon, dont 199.666 Prius. Aux Etats-Unis, le chiffre s'élève à 133.000 et à plusieurs milliers ailleurs dans le monde. Il s'agit d'un nouveau camouflet pour le géant nippon de l'automobile après les 8 millions de véhicules renvoyés au garage à cause de problèmes d'accélérateur. Les voitures concernées sont, principalement, les Prius de troisième génération, fabriquées au Japon et commercialisées depuis l'an dernier. Le rappel mondial concerne également plusieurs dizaines de milliers de Lexus HS250h et de SAI, dont les ventes seront interrompues au Japon jusqu'à fin février ou début mars. Il s'applique aussi à quelques dizaines de Prius PHV, qui ne doivent être commercialisés à grande échelle qu'en 2011, mais qui sont déjà loués à Toyota par quelques entreprises et institutions à titre expérimental. Ce revers s'annonce d'autant plus douloureux pour Toyota, qu'il a bâti sa stratégie autour des véhicules hybrides, équipés d'une double motorisation à essence et à électricité, et présentés comme «respectueux de l'environnement». Cette annonce fait suite à la déclaration du patron de Toyota aux Etats-Unis, Jim Lentz, qui a admis, lundi, que le constructeur japonais avait eu connaissance de problèmes de pédale d'acclération dès 2007 mais que la cause n'avait alors pas été identifée, niant ainsi que son groupe ait dissimulé des problèmes récurrents. Une Californienne a même engagé des poursuites contre Toyota, affirmant qu'elle avait eu plusieurs problèmes de freins avec sa Prius. L'action Toyota gagne près de 4% Au cours d'une conférence de presse, ce mardi matin, - la deuxième en l'espace de trois jours - le président de Toyota, Akio Toyoda, a réitéré sa volonté de regagner la confiance de ses clients et faire en sorte que Toyota fasse «tout ce qui est en son pouvoir» pour cela. «Laissez-moi vous convaincre que nous allons redoubler nos engagements en matière de qualité, qui constitue le coeur de notre société, sous ma direction», a déclaré Aiko Toyoda. Le PDG a annoncé qu'il allait se rendre aux Etats-Unis pour s'expliquer à propos des rappels. Aiko Toyoda a également confirmé que Toyota sera en mesure de réparer immédiatement le défaut sur les Prius. En revanche, les mesures correctives ne sont pas encore prêtes pour les autres modèles rappelés, d'où l'interruption des ventes décidée au Japon. En revanche, l'activité a reprise en Amérique du Nord, après avoir été suspendue. Ce qui n'empêche pas Toyota de faire face à plusieurs actions en justice en nom collectif aux Etats-Unis et au Canada, de la part d'automobilistes qui l'accusent d'avoir dissimulé l'existence du défaut de la pédale d'accélération de leurs véhicules. La Prius, dont la première version date de 1997, est la voiture hybride la plus vendue dans le monde, avec environ 1,5 million d'exemplaires écoulés à fin août 2009. Elle est au coeur de la stratégie de Toyota, dont l'objectif est de vendre plus d'un million d'hybrides dans le monde chaque année. A la Bourse de Tokyo, l'action de Toyota a progressé d'environ 2,89% à 3.375 yens, les investisseurs estimant qu'elle était tombée à un niveau sous-évalué. Après Fitch et Standard & Poor's, c'est au tour de Moddy's de menacer d'abaisser la note de Toyota. Le Figaro 11:45 Publié dans Presse | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note Nucléaire: l'Iran au seuil de l'irréversible L'Organisation iranienne de l'énergie atomique a annoncé mardi officiellement le début des opérations de production d'iranium enrichi à 20%. Sous le vernis des provocations dont il est coutumier, le président iranien, Mahmoud Ahmadinejad, avait annoncé dimanche un événement lourd de conséquences pour l'avenir du programme nucléaire de son pays. «J'avais dit : donnons (aux Occidentaux) deux à trois mois (pour conclure un accord d'échange d'uranium). S'ils ne sont pas d'accord, nous commencerons nous-même» à produire de l'uranium hautement enrichi. L'enrichissement d'uranium à 20 %, s'il débute mardi comme l'a annoncé officiellement le chef de l'Organisation iranienne de l'énergie atomique, constitue un bond technologique majeur. Jusqu'ici, l'Iran n'avait jamais officiellement dépassé le taux de 3,5 %, amplement suffisant pour alimenter en combustible un programme électronucléaire civil. Concentrées dans les souterrains de Natanz (centre), cette usine d'enrichissement enterrée en plein désert, 8 692 centrifugeuses peinaient à dépasser cette performance, bien que les inspecteurs de l'AIEA eussent acquis la quasi-certitude de l'existence d'un autre site secret consacré à l'enrichissement de l'uranium. Symboliquement aussi, l'événement est d'importance. C'est à Natanz qu'il y a sept ans tout a commencé. En août 2002, un mouvement iranien d'opposition en exil, les Moudjahidins du peuple, révélait l'existence d'un programme nucléaire clandestin en Iran. Natanz ainsi que le chantier d'un réacteur à eau lourde, à Arak, à 200 km au sud-ouest, étaient pointés du doigt. «Des inspecteurs sont présents aujourd'hui à Natanz», a indiqué mardi un porte-parole de l'Agence internationale de l'énergie atomique (AIEA). Il a ajouté qu'il était trop tôt pour pouvoir fournir des détails sur les éléments observés par ces inspecteurs sur place. Le rêve d'un accord global Sept ans de crise ouverte avec les puissances occidentales et trois volets de sanctions édictés par le Conseil de sécurité des Nations unies n'ont jamais réussi à enrayer les progrès des savants iraniens, qui disposent désormais d'un savoir-faire en termes d'enrichissement leur permettant théoriquement de produire des ogives nucléaires. L'accord d'échange de combustible négocié dans la douleur au siège de l'AIEA en octobre était donc mort-né. En substance, l'Iran aurait dû s'engager à transférer à l'étranger pour reconditionnement «civil» tout son stock d'uranium faiblement enrichi, soit 1 700 kg, en échange de quoi il aurait été autorisé à acheter de l'uranium enrichi à 20 % afin d'alimenter son réacteur de recherches de Téhéran (TRR), si précieux pour la production d'isotopes dans le cadre de la lutte contre le cancer. Informé par ses scientifiques de la possibilité imminente de parvenir au taux d'enrichissement tant convoité de 20 %, le pouvoir iranien a dû considérer que l'enjeu n'en valait plus la chandelle. «Téhéran possède avec son stock d'uranium le meilleur des leviers face à l'Occident», souligne Jeffrey Lewis, expert nucléaire auprès de la New America Foundation à Washington. Pourquoi, dans ces conditions, se serait-il débarrassé de son meilleur atout ? «L'Iran ne rêve que d'une chose, tranche le chercheur américain : un arrangement global avec les Ãtats-Unis (évoqué en 2003), marquant sa réintégration dans le giron de la communauté internationale, contre la reconnaissance d'Israël et l'enrôlement dans la lutte contre le terrorisme. Mais j'ai peur que nous ayons laissé passer cette opportunité.» Le Figaro // //]]> 11:41 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note Haiti, vivo a 27 giorni dal terremoto Un 28enne estratto dalle macerie NEW YORK Un uomo di 28 anni è stato estratto vivo dalle macerie di un edificio di Port-au-Prince, dove potrebbe esser rimasto intrappolato dallo scorso 12 gennaio, giorno del devastante terremoto che rase al suolo Haiti. La notizia è stata data dalla Cnn. Evan Muncie è stato disseppellito dalle rovine di un mercato dove, secondo i suoi famigliari, vendeva riso: quando è stato trovato il giovane era gravemente disidratato e malnutrito, ma non mostrava segni di ferite gravi. «Era emaciato, non mangiava da chissà quanto tempo», ha spiegato Mike Connelly, uno dei medici che stanno lavorando ad Haiti, «e aveva ferite aperte su entrambi i piedi!». Secondo il medico, le persone che lo hanno portato in ospedale, lo hanno trovato mentre liberavano dai detriti tutta la zona del mercato. Lâuomo ha raccontato ai dottori che qualcuno gli aveva dato acqua mentre era intrappolato, ma secondo i medici il giovane era visibilmente confuso e a tratti credeva ancora di trovarsi sotto le macerie. Il ritrovamento è avvenuto quasi un mese dopo il terremoto di 7 gradi di magnitudo sulla scala Richter che ha prodotto oltre 200.000 morti e migliaia di feriti. Il governo di Haiti ha interrotto gli sforzi di ricerca lo scorso 23 gennaio, ma sopravvissuti sono stati trovati fino al 27. La Stampa 11:37 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note Quel sospetto sul pm antiboss Massimo Ciancimino punta il dito («mi spinse a tacere su certi imbrogli») contro Giusto Sciacchitano, un ex sostituto di Palermo (dal â93 alla Dna), e fa esplodere nuovi veleni fra le cordate dei magistrati. Sciacchitano, che parla di «volgari menzogne» e prepara la querela, lavora con Piero Grasso, ex capo della Procura di Palermo cheâ secondo Ciancimino Jr.â non fece le domande che doveva fare. PALERMOâà un cuneo che si insinua spigoloso allâinterno degli apparati antimafia facendo esplodere nuovi veleni fra le cordate dei magistrati. Perché Massimo Ciancimino anche in udienza celia e gigioneggia con i due pubblici ministeri. Addirittura ammicca sui silenzi del passato. E rivela di parlare adesso di papelli e di affari sporchi maturati allâombra della società Gas «perché prima nessuno mi aveva fatto domande». Con un riferimento abbastanza diretto alla Procura della Repubblica di Palermo quando era guidata da Piero Grasso e Giuseppe Pignatone, quando i due pm dâaula, Antonio Ingroia e Nino Di Matteo, stavano su un fronte dialettico opposto. Erano divisi da strategie giudiziarie diverse gli amici di Grasso e gli eredi di unâarea vicina a Giancarlo Caselli. Una querelle antica che rinnova lâimmagine forse deformante del «palazzo dei veleni», come veniva indicato il tribunale di Palermo ai tempi di Gaetano Costa e Rocco Chinnici, guardinghi nel parlare in ascensore, diffidando di qualche collega, ovvero quando il primo presidente doveva mediare fra Domenico Sica e Giovanni Falcone con finte tregue e brindisi di facciata. Adesso irrompe sulla scena Ciancimino junior puntando il dito contro Giusto Sciacchitano, un ex sostituto di Palermo che dal 1993 sta alla Direzione nazionale antimafia e che lavora accanto a Grasso, frattanto divenuto capo della Dna di via Giulia a Roma. Eccolo il rampollo di «don» Vito Ciancimino pronto a sostenere che sarebbe stato Sciacchitano a spingerlo a tacere sugli imbrogli legati alla «Gas». Una società inventata dal padre con un professore di Economia, Gianni Lapis, uno stuolo di soci occulti e il defunto Ezio Brancato la cui figlia ha sposato il primogenito di Sciacchitano. La querela è pronta e il magistrato sâè affidato al presidente dellâOrdine di Palermo, lâavvocato Enrico Sanseverino, drastico: «Questa Procura recepisce ontologicamente tutti i peggiori veleni». Ma Ciancimino coglie lâoccasione per trasformarsi in un ariete quando giura che Sciacchitano gli avrebbe fatto sapere di star tranquillo tacendo sullâaccusa di riciclaggio: «Perché così ne avremmo tratto beneficio visto che lo stesso Sciacchitano era in buoni rapporti con la Procura di Palermo che conduceva lâinchiesta». Un modo per sconfessare ai magistrati di oggi i colleghi di ieri. Anche su papelli e lettere a Berlusconi e DellâUtri, implacabile per spiegare il suo giro di boa: «Nessuno mi faceva domande... E un capitano dei Servizi mi disse che non mi avrebbero mai chiesto nemmeno di una carta Sim, di Berlusconi e DellâUtri...». Esplode allora lâamarezza di chi quelle domande sostiene di averle fatte in verbali acquisiti al processo dâappello contro lo stesso Ciancimino. A cominciare da Grasso che preferisce «non rispondere né a Ciancimino né ai giornali». Come Pignatone, oggi a Reggio Calabria, nel 2005 alla guida del gruppo che interrogò Ciancimino. Con lui un aggiunto e tre sostituti, fra i quali Roberta Buzzolani, netta nel ricordo: «Il 10 ottobre del 2005 davanti alle nostre domande, compresa quella su un assegno di Berlusconi "anche con riferimento ai rapporti con il senatore DellâUtri", si avvalse della facoltà di non rispondere». Forse per questo Schiacchitano parla di «volgare menzogna» e chiede di non finire nel tritacarne dei veleni palermitani: «Che câentro io con quella società ? Mio figlio, dopo la morte di Brancato, sposò la figlia da cui si è poi separato con una pesante vertenza civile». Il procuratore Francesco Messineo, oggi affannato mediatore delle cordate interne, tranquillizza: «Tutto sarà valutato presto e bene». Ma câè già chi sventola il verbale del 2005 che ieri nel bunker dominato da Ciancimino nessuno ha ricordato. Una omissione, per chi lo interrogò. Un imbarazzo per chi deve pesare la parola di un Ciancimino e quella di tanti magistrati. Felice Cavallaro Il Corsera 11:23 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note La base Idv sul Web: vergogna, non vi voterò più Stavolta lâoperazione era troppo ardita e la svolta «garantista» di Di Pietro verso lâindagato De Luca, uno che fino allâaltroieri era un impresentabile e da ieri è un alleato rispettabile, non ha creato solo una frattura con De Magistris ma anche con la base più legata al mito giustizialista delle mani pulite. Nel blog dellâIdv si rincorrono, ferocemente, i commenti dei delusi e le risposte dei «realisti» che cercano di seguire lâindicazione del capo. Ma la voce che prevale, tra i 150 interventi, è la prima, che fa intravedere un sommovimento interno che Tonino farebbe bene a non sottovalutare. «Non ci sono parole per commentare il disorientamento che ha provocato l'appoggio a De Luca - scrive Franco Bertani sul blog dellâIdv -. Così si perde di credibilità ». Gli fa eco Miki, «La candidatura di De Luca, farà perdere all'Idv il 25% di voti; e questo solamente per scelta di Bersani. Io personalmente farò un passo indietro». I «lealisti» rispondono seguendo la linea del capo, e cioè che lâalleanza con lâindagato De Luca è lâunico modo per sconfiggere il Pdl: «Certo sarebbe stato meglio se ci fosse stato un altro candidato non indagato, ma e sempre meglio che mettere la Campania in mano ai casalesi, perciò come se dice a Roma accontentamose» scrive un utente. Ma il sentimento diffuso è quello espresso da un altro commentatore del blog, Pietro Novello: «No a De Luca in Campania, un grande errore per Idv che ha fatto la battaglia delle liste pulite la principale forza del partito. Candidare De Luca per me e la vanificazione di tutto ciò che l'Idv (che ho sempre votato) ha ottenuto. Per questo l'Idv perde il mio voto in campania, e spero che altri seguano la mia scelta di non andare a votare». Qualcuno se la prende con De Magistris, in dissenso su De Luca ma incapace di battagliare politicamente su questo tema col leader al congresso. E quindi il pensiero di alcuni lettori-elettori Idv è quello espresso da Dario R.: «Tra âsta porcata di De Luca e quella di lasciare il Parlamento europeo, ma nemmeno c'è un pelo di dubbio: De Magistris ha sbagliato!!! Se câera una possibilità che il Pd guardasse alla pari l'Idv, beh adesso ce la siamo giocata: si corre il rischio di diventare un loro feudo!». Le dichiarazioni di non voto si sprecano: «L'errore più grosso è stato confondere gli elettori dell'Idv con quelli del Pd o del Pdl, noi non ci teniamo a governare a qualunque costo!!! Segnate un altro voto in meno» scrive Ivan. Così anche Loris Buiatti: «E se De Luca venisse condannato in primo grado e poi non volesse dimettersi, che si fa? Con questa candidatura l'Idv si è dimostrata profondamente incoerente con le sue idee. Mi sento deluso e tradito, non avrete mai il mio voto. Vergognatevi!!!». «Se questa è coerenza dell'Idv non voterò più Italia dei âvaloriâ. Saluti» dice Roberto Matteotti. «Ho saputo solo adesso dell'appoggio a De Luca. Eravate la mia ultima speranza... mi spiace ma non vi voterò più» scrive Gianni Gandini. Altri elettori rispondono difendendo la scelta di realpolitik. Ma è dura convincere gli altri che non si tratti di un tradimento. «Sono estremamente deluso dalla sua svolta politica - scrive lâutente Sicofrone -. Non capisco, dopo tanto giusto combattere, perché abbia deciso di unirsi alla casta sciagurata che ha distrutto il Paese. La stimavo molto perché pensavo che avesse princìpi davvero saldi. Vedo che non è così. Addio e buona fortuna». Il Giornale 11:14 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note L'oltraggio impunito A essere scandalose non sono le parole di Massimo Ciancimino, lo scandalo risiede nel fatto che quelle parole gliele si facciano pronunciare nel corso di un procedimento giudiziario che nulla ha a che vedere con Berlusconi, DellâUtri o Forza Italia. Scandaloso è che non si sia fatto tacere il «dichiarante», incriminandolo per oltraggio alla giustizia e allâintelligenza dei componenti la Corte. Nellâaula bunker del carcere dellâUcciardone si stanno giudicando il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento a Cosa Nostra per la mancata cattura, nellâottobre del â95, del boss mafioso Bernardo Provenzano. Cosa câentra, dunque, la fondazione di Forza Italia? E come fa una Corte a non respingere per evidente assurdità , per palese farneticazione la «rivelazione» che Forza Italia fu il frutto della trattativa tra lo Stato e la mafia? Lo Stato rappresentato da chi, dal primo ministro Ciampi? Dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro? Traendo dal cilindro i suoi conigli - cose dette o fatte dal padre; copie se non addirittura bozze di papelli e pizzini; una lettera scritta da Provenzano ma elaborata dal padre Vito e alla quale manca il destinatario, che però il «dichiarante» assicura fosse destinata a Marcello DellâUtri e «per conoscenza» - per conoscenza! - a Silvio Berlusconi; memorie relative al disastro di Ustica; figure di ambigui agenti dei servizi segreti - Massimo Ciancimino non fa mistero di voler dar corpo allâimmagine di un Silvio Berlusconi mafioso a tutto tondo. Ciò che gli è lecito fare, salvo poi doverne pagare le inevitabili conseguenze penali. Ma non in unâaula dove si dibatte sulle accuse mosse a Mori e a Obinu, non in unâaula dove la ricerca della verità è indirizzata alla presunta collusione dei due imputati con Cosa Nostra, non alle origini di Forza Italia. à lecito chiedersi perché ciò sia stato consentito a Massimo Ciancimino, non un pentito, un collaboratore di giustizia, non un teste, ma un «dichiarante», figura dai contorni non ben definiti e proprio per questo circoscritti di volta in volta, secondo lâinteresse e la disposizione dâanimo. à poi doveroso chiedersi perché la Corte, una volta ascoltate le sorprendenti rivelazioni di Ciancimino non ne abbia subito fatto notare la palese contraddizione con quelle che il «dichiarante» giusto lâestate scorsa: «Io a Silvio Berlusconi mafioso non ci credo. Né papà mi ha mai detto qualcosa al riguardo. Glielo chiesi tre o quattro volte, e rispose sempre allo stesso modo: âà fuori da tuttoâ. Per certo so che Berlusconi era piuttosto una vittima della mafia. Forse qualcuno intorno a lui, magari del suo più stretto entourage, può aver avuto contatti con Cosa Nostra millantando amicizie e mandati del Cavaliere, muovendosi in suo nome e per suo conto, senza che Berlusconi lo sapesse. Papà aveva solo delle perplessità su alcuni personaggi...». à noto che la magistratura - e ciò va a suo onore - non lascia nulla al caso. Ma riempie faldoni su faldoni di atti, documenti, informative, copie conformi, carte bollate, verbali eccetera su ogni soggetto implicato nella causa in corso (e anche non in corso, se è per questo). Possibile che mancasse quellâintervista rilasciata da Massimo Ciancimino? Non lo crediamo ragionevole: non si prende in mano un «dichiarante», non gli si offre la platea di unâaula giudiziaria affollata di cronisti senza prima passarlo ai raggi X. Non resta quindi da pensare o a un governo alla carlona dei pentiti e dei «dichiaranti», e allora si fa impellente una legge che ne regoli la gestione. O a una precisa volontà di cogliere lâoccasione per coinvolgere in un processo di mafia il presidente del Consiglio. E farlo apparire, ancorché per bocca di un Ciancimino poco credibile perché pronto a cambiare opinione e verità , mafioso anchâesso. Tertium non datur. Paolo Granzotto. Il Giornale 11:11 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note lundi, 08 février 2010 La lutte contre l'obésité manque de moyens Nicolas Sarkozy a reçu 19 propositions de spécialistes pour lutter contre l'obésité en France. Les réactions de Catherine Lemoine, rédactrice pour "le magazine online 100% rondeurs" Pulpeclub.com et membre du Plan national nutrition santé. Que retenez-vous des 19 solutions proposées par des spécialistes à Nicolas Sarkozy pour lutter contre l'obésité en France? Globalement, il y a du positif mais aussi pas mal de négatif. Ce que je me demande, c'est "Comment en est-on arrivé là ?" Comment se fait-il que ces 19 mesures soient proposées par les sociétés savantes alors que c'est le rôle du PNNS (Plan national nutrition santé)? Justement, que pensez-vous du PNNS? C'est une belle initiative coincée entre une lettre de mission ambitieuse et trop peu de moyens. J'ai fait partie du PNNS et tout ce que j'ai pu constater, c'est que nous n'étions pas assez pris au sérieux par le ministère de la Santé. Le problème est que le PNNS se focalise sur la question alimentaire sans prendre en compte les autres aspects de l'obésité. Il est important de savoir ce que les gens mangent mais il est encore plus important de savoir pourquoi les gens mangent. Or cela tombe sous le coup de la psychiatrie qui manque déjà cruellement de moyens. Comment expliquez-vous ce désintérêt du ministère de la Santé? Il est clair qu'il s'agit d'une question d'argent. Le ministère a bien compris que si nous prenions le temps de nous pencher sur tous les aspects du problème de l'obésité, d'autres ministères seraient alors concernés, et personne n'a envie d'ajouter des dépenses supplémentaires à son budget. Ensuite, cela dépend aussi de la personne à la tête du ministère. Au PNNS, on a bien senti l'avant et l'après-Xavier Bertrand. A cette époque, nous avions vu les choses évoluer. Depuis que Roselyne Bachelot est à la tête du ministère, je vous avoue qu'on a lâché l'affaire, rien ne vient. Quelles propositions avez-vous trouvées intéressantes? La n° 3: "renforcer l'interdiction de mentionner les marques de produits alimentaires à l'école". Je trouve qu'en effet, l'industrie alimentaire n'a rien à faire à l'école, il faut rester particulièrement vigilant sur ce point. La n°11: "rendre obligatoire les fontaines à eau." Je trouve l'initiative intéressante mais je ne pense pas que les gens iront les utiliser dans les lieux publics où elles risquent d'être dégradées. Mais dans les entreprises privées et dans les endroits où on fait souvent la queue, je dis un grand "oui". La n°18 : "distribuer des coupons de fruits et légumes frais, à la façon des tickets-restaurants, pour les personnes aux revenus modestes." C'est une vieille idée du PNNS qui n'arrive pas à se mettre en place. Je suis entièrement pour à condition que cela ne devienne pas discriminatoire. Et les autres? Les autres sont soit franchement inutiles, soit incomplètes. La n°1: "imposer l'équilibre des repas dans les cantines scolaires." D'accord mais qui va payer? Il n'est pas question que les parents payent plus cher la cantine de leurs enfants! La n°4: "ajouter des cours de cuisine et des leçons sur la nutrition, en classe de CE2 pour les primaires, en 5e pour les collégiens." Oui, idée ludique et sympathique mais il serait plus judicieux de dispenser des cours généraux sur "la bonne santé" dans son ensemble. Encore une fois, il ne sert à rien de stigmatiser la nourriture. La n°5: "augmenter l'activité physique à l'école." Oui à condition de ne pas tomber dans un système de compétition qui exclut d'office les enfants déjà en surpoids. La n°8 "interdire, dans les émissions de télé-achat, la vente de produits et appareils pour mincir n'ayant pas fait la preuve de leur efficacité (substituts de repas, sous-vêtements pour maigrir, masseur anti-cellulite, etc.)." Certes mais pas seulement dans les émissions de télé-achat! Il faut une interdiction partout (pharmacies etc.) et pour tout le monde! On arrêterait au moins de faire croire aux gens qu'on peut peser le poids qu'on veut. Pour le reste, il est primordial de savoir qui former, et comment, pour lutter efficacement contre l'obésité. Et cela passe d'abord par une éducation globale à "la bonne santé". C'est un point crucial car aujourd'hui en France, à qui envoie-t-on un obèse ? A personne. Selon vous, quelle est aujourd'hui la priorité en France concernant la lutte contre l'obésité? Je pense qu'avant de faire toutes ces propositions de prévention contre l'obésité, il est urgent de réaliser une étude épidémiologique des obèses, jamais lancée à ce jour. C'est primordial pour bien connaître les facteurs de la maladie. A partir de là , on pourra proposer des mesures de précaution adaptées. L'Express 17:52 Publié dans Presse | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note Cécile Duflot met en garde contre l'autosatisfaction "Si on ne se remet pas un peu en cause, si on ne se pose pas des questions sur quelles solutions politiques, (...) on ne va pas s'en sortir", a averti la responsable des Verts. Cécile Duflot (Sipa) La secrétaire nationale des Verts Cécile Duflot, tête de liste régionale Verts-Europe Ecologie en Ile-de-France, a estimé lundi 8 février en visant la gauche et plus particulièrement le PS que les 14 et 21 mars il ne s'agissait "pas de voter parce que truc ou machin a un bon bilan", mais sur un projet alternatif. A propos du bilan des régions socialistes depuis 2004, Cécile Duflot a déclaré sur Radio Classique : "moi, je ne dis pas qu'il faut voter parce que truc ou machin a un bon bilan". "On a vécu cette façon de faire campagne et on a vu ce que ça a donné", a-t-elle ajouté en référence aux échecs successifs du PS à la présidentielle. Il faut dire "ce qu'on propose notamment pour engager la transformation écologique de l'économie", a-t-elle insisté. "Je n'oublie pas quand même que ces gens qui aujourd'hui sont assez satisfaits d'eux, et ça vaut pour nous en partie sur le bilan commun, n'ont pas réussi à gagner et à mettre en place une politique au niveau national depuis trois élections présidentielles", a-t-elle ajouté à l'intention des responsables du PS qui mettent en avant le bilan des présidents des régions socialistes. "Si on ne se remet pas un peu en cause, si on ne se pose pas des questions sur quelles solutions politiques, et si on s'attache juste au fait de dire âon a été bons, on a été sympas, et on veut continuer parce qu'en plus on aime bien être présidentsâ, on ne va pas s'en sortir", a averti la responsable des Verts. Une candidature à la présidentielle Quant à une éventuelle candidature à la présidentielle de 2012, elle a estimé que ce n'était "pas le sujet" et a redit "qu'en ce qui la concernait, la probabilité était extrêmement limitée". "C'est absolument délétère d'être obsédé par la prochaine présidentielle", a-t-elle ajouté évoquant l'exemple du patron des députés UMP Jean-François Copé, dont "les positionnements dans le débat politique actuel à l'Assemblée sont fonction de son hypothétique candidature, pas à la prochaine présidentielle mais à celle d'après", en 2017. (Nouvelobs.com) 17:48 Publié dans Presse | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note Identité nationale: les propositions passées au crible Le gouvernement se réunit ce lundi après-midi à Matignon pour décider des premières mesures. Une trentaine de ministres seront là . Ils ont rendez-vous ce lundi après-midi à Matignon pour participer, autour de François Fillon et d'Ãric Besson, au séminaire gouvernemental sur l'identité nationale. Martin Hirsch a décliné l'invitation dès la semaine dernière. Le haut-commissaire aux Solidarités actives contre la pauvreté et à la Jeunesse, qui a toujours pris ses distances sur le sujet, a une bonne excuse : il est en déplacement au Pérou. Une dizaine d'autres, parmi lesquels le numéro deux du gouvernement Jean-Louis Borloo, seront également absents. Ils sont aussi à l'étranger. Aujourd'hui, François Fillon devra tenter de faire retomber la pression sur l'identité nationale, en veillant à ne pas donner l'impression d'enterrer complètement un sujet qu'avait porté en 2007 le candidat Sarkozy. En convoquant l'ensemble du gouvernement, le premier ministre souhaite sans doute aussi dépersonnaliser ce dossier porté par l'ex-socialiste Ãric Besson. à cinq semaines des régionales, il lui faut dédramatiser un débat critiqué jusque dans les rangs de la majorité. Vendredi matin, Nicolas Sarkozy et François Fillon se sont penchés sur les dizaines de propositions d'Ãric Besson. Parmi celles-ci, la signature d'une charte des droits et des devoirs lors de l'accession à la nationalité française, le renforcement du contrat d'accueil et d'intégration via, entre autres, l'augmentation du niveau de français demandé ou encore la remise à tous les enfants de CE2 d'un livret de citoyen. Ãric Besson souhaitait qu'un drapeau français soit installé dans chaque classe. Mais il ne pourrait y avoir qu'un drapeau dans chaque école et c'est finalement la Déclaration des droits de l'homme et du citoyen qui serait accrochée dans les classes. «C'est un honneur» Le ministre de l'Immigration a également proposé la création d'une voie d'accès «rapide» à la nationalité française - inférieure à cinq ans - pour prendre en compte les «efforts exceptionnels» d'intégration de certains ressortissants étrangers ou encore la délivrance, à tout personne contrôlée, d'un bordereau qui lui permettrait d'attester qu'elle l'a déjà été. Objectif : lutter contre les discriminations et le sentiment de discrimination. Dimanche soir, ces deux mesures étaient encore à l'arbitrage. Le ministre de l'Immigration se réjouit de la tenue de ce séminaire qu'il avait annoncé lui-même le 14 janvier, sur le plateau d'«à vous de juger», sur France 2. «Un séminaire gouvernemental, c'est un honneur», a estimé Ãric Besson en se félicitant que pour 76% des Français, il existe une «identité nationale française». Face aux polémiques qui ont entouré le déroulement de ce débat, il admet qu'il aurait peut-être «dû dès le début créer une espèce de comité des sages». Mais pour lui et pour Nicolas Sarkozy, l'essentiel est désormais de prouver que le séminaire d'aujourd'hui n'est pas la conclusion du débat, mais tout au plus un «point d'étape». Le Figaro 17:44 Publié dans Presse | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note Les transports stress supplémentaires des salariés Plus de 1,5 million de voyageurs franciliens souffriraient des heures passées au sein de moyens de locomotion bondés. Haro sur le stress associé aux transports en commun. Dans une étude dont les conclusions ont été rendues publiques lundi matin dans le Parisien, le cabinet Technologia, spécialisé dans la prévention des risques professionnels, pointe du doigt les nuisances de plus en plus fréquentes dont souffrent les salariés franciliens. Des lignes saturées (les lignes 1, 3, 6, 7 et 13 le sont officiellement), des retards fréquents (plus de 20.000 retards sur la seule ligne du très fréquenté RERA, en une année), et des entreprises de plus en plus promptes à délocaliser leurs bureaux en banlieues pour des raisons d'économies : voilà au moins de quoi accroître le stress des salariés concernés par ces transports pendulaires quotidiens. 15 à 20% des 8 millions de voyageurs qui empruntent chaque jour le réseau seraient concernés, selon Jean-Claude Delgenes, directeur général de Technologia. «Une triple peine» L'étude qualitative, réalisée à partir de discussions menées avec des salariés et plus de 150 Directeurs des Ressources Humaines, représentants du personnel ou de Comité d'Hygiène et de Santé au Travail, souligne en effet l'impact de tels désagréments sur la santé des salariés, et la qualité de vie dans l'entreprise. «Les PME sont les structures dont le fonctionnement souffre le plus de ces retards répétés, en raison de la faiblesse de leurs effectifs», explique Jean-Claude Delgenes. Côté salarié, en plus de la fatigue, du stress et de l'appauvrissement de la vie familiale induits par la lenteur de certains transports, c'est parfois l'avancement de la carrière qui se trouve freiné par ces retards difficilement prévisibles. «Pour ces salariés qui supportent plusieurs heures par jour dans les trains ou les bus, arrivent fatigués à leur travail, et voient leur carrière bloquée, c'est la triple peine», résume Jean-Claude Delgenes. Des propositions pour nourrir le débat Un constat face auquel les salariés interrogés sont apparus résignés. Le cabinet Technologia, qui formule dix propositions (la favorisation du covoiturage, ou encore la mise en place d'une information efficace à destination des voyageurs), souhaite au contraire mobiliser les élus sur cette question à l'échéance des élections régionales. Un chantier de plus, alors que les entreprises de plus de 1.000 salariés seront jugées la semaine prochaine par le gouvernement, en fonction de leur degré d'engagement contre les risques psycho-sociaux. Le Figaro 17:41 Publié dans Presse | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note Des milliers d'emploi menacés chez les équipementiers auto Après une année 2009 difficile, les fournisseurs du secteur automobile devraient encore couper 40.000 à 50.000 postes en 2010, selon les prévisions de la commission Estrosi. Les équipementiers automobiles vont encore supprimer plusieurs dizaines de milliers de postes en 2010. C'est ce qui ressort du rapport établi dans le cadre de la commission pour le soutien aux sous-traitants automobiles mise en place par Christian Estrosi en septembre dernier, dont les conclusions ont été rendues en novembre dernier. Dans le journal Les Echos de ce lundi, on apprend que ce sont 40.000 à 50.000 emplois qui sont menacés en France. Actuellement, les professionnels du secteur, comme Michelin, Valeo ou encore Faurecia, tournent en sureffectifs, d'environ 25.000 emplois pour la sous-traitance et 14.000 pour les équipementiers de rang un, c'est-à -dire ceux qui traitent directement avec les grands constructeurs. «En ajustant le calcul par rapport à l'évolution à venir de la production automobile tricolore et les éventuels efforts de productivité, le groupe de travail tombe même sur une estimation de 40.000 à 50.000 emplois en trop», peut-on lire dans les colonnes du quotidien économique. Les suppressions de postes ont déjà commencé. Déjà , à fin décembre, l'ensemble des fournisseurs recensaient 265.000 employés, soit 35.000 personnes de moins qu'en 2008, et 55.000 de moins qu'en 2005. Plans de départs, ou fermetures de sites, presque toutes les entreprises ont réduit leurs effectifs. Des postes sur un siège éjectable Ainsi, 2010 sera encore une année de conflits sociaux dans le secteur. L'année dernière, la pression chez Molex ou Continental était montÃ& |