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in evidence: function setAttributeOnload(object, attribute, val) { if(window.addEventListener) { window.addEventListener("load", function(){ object[attribute] = val; }, false); } else { window.attachEvent('onload', function(){ object[attribute] = val; }); } } skip to main | skip to sidebar Disordine dei medici ® Doctors' disorder ™ This blog was born to tell thing happens daily to many medical surgeons in italy.Ed inoltre le storie liete di un medico divenuto suo malgrado, paziente. Get the NeoCounter web counter and many other great free and Premium geolocation widgets at NeoWORX giovedì 4 febbraio 2010 Dott. Land Rover...ricorda: gli stronzi trovano sempre, prima o poi, qualcuno che tira lo sciacquone! Brutta razza la new generation dei medicuncoli neolaureati....In realtà facevamo abbastanza schifo anche noi dei mitici anni 80, ma non fino a questo punto.Noi eravamo quelli che alle 6.30 di mattina, con un freddo boia prendevano il trenino in stazione per andare all'università , vestiti al mercato rionale e nella moltitudine delle 50.000 presenze sulla pensilina del binario 9, potevi capire di ciascuno non solo il corso di laurea, ma anche l'indirizzo di frequenza. L'ingegnere era quello messo peggio; barba da snauzer gigante, capello infeltrito ed inviperito, abito rubato dai cassonetti della caritas e cartellina sottratta dal genitore all'ufficio di collocamento dove lavorava. Il medico era senza dubbio il più triste, ma a differenza di quelli d'ora, aveva la speranza di un futuro migliore; parlava di istologia anche mentre andava al cesso della seconda classe a pisciare e quando veniva inchiappettato per la 14esima volta all'esame di fisiologia, andava triste a chiamare mammà nella cabina telefonica con la sua bella scheda. Ora invece all'università si va in Land Rover full optional, vestiti con Roberta di Camerino, Versace, Dolce e Gabbana, con il telefonino prepagato, i pod, telepas per evitare le code al casello e l'assoluta consapevolezza che per far carriera è imperativo metterla nel culo al tuo vicino di banco. Ora chi ha le pezze sul deretano, le braghe sbregate, non è perchè il babbo non ce la fa ad arrivare a fine mese, ma perchè è trand, è cool e quelle toppe costano più dei pantaloni nuovi comprati da Roberto Cavalli. Gli altri, quelli come noi, all'università non ci vanno più, perchè ora per entrare e frequentare, è necessario spesso avere qualche santo in paradiso, coerentemente con la religiosità capillarmente diffusa tra le nostre genti. La nostra maggiore figata era quella d'andare a mangiare nella mensa universitaria con il tesserino fascia C, mentre adesso c'è il pigiama party, il drink delle 18, lo spritz delle 21, il groove del venerdì sera che fa molta tendenza, il Cepu se non vali un cazzo e per laurearti ci metti 36 anni, tanto a mantenerti ci pensa papà (Brunetta permettendo!) Dato corso a questo excursus storico, mi soffermerei sull'atteggiamento base dei medicuncoli neolaureati all'ingresso del mondo lavorativo; noi abbiamo cominciato dai lavori più umili e degradanti come quello del "reperibile del medico di guardia medica" (di peggio si poteva solo fare la spugnetta per incollare francobolli), figura quest' ultima mitologica ed inarrivabile e che incuteva rispetto riverenziale al pari del Papa (Benedetto decimo sesto) nei confronti del sacrestano yugoslavo della chiesa di Santa Marinella al Testaccio. Ora invece questi dottori "fighet generation" sono dei veri paraculi; si sono formati alla corte del dott. House e cresciuti sotto l'influsso malefico della televisione made in biscione, inalando a pieni polmoni il clima avvelenato dei nostri giorni. Incredibile......cercano di mettertela nel culo appena possono! Proprio a te che sebbene ne hai viste di cotte e di crude, non te lo aspetteresti mai da questi omuncoli che puzzano ancora di etere e latte materno e che sebbene non sappiano neppure allacciarsi le scarpe da soli, fanno i baroni universitari. Occhio però che alla fine, la pazienza e la bontà del tuo responsabile finisce e lo stronzo va dritto giù per il water al primo stormir di sciaquone. Ed ora la cronaca; volevo veramente inchiappettarlo a fuoco questa volta il dott. Land Rover, non solum perchè è viscido come il catarro del cammello di Matahari, sed etiam perchè la bontà e la comprensione del tuo prossimo alla fine può venire confusa con stronzaggine ed il circolo vizioso conseguente non essere più gestibile. Ecco un brano della lettera di Guard Runner apostolo agli Zebedei del servizio convenzione:"in data 01/02, venivo contattato dal Dr.Land Rover, in turno per la notte ed in qualità di suo reperibile in quanto affetto da diarrea, febbre e malessere generale che gli impediva di poter svolgere servizio. Sebbene reduce da 24 ore di guardia, tranquillizzavo il Collega e chiuso anticipatamente il mio ambulatorio di medicina generale (il lunedì aperto dalle 17 alle 19), congedato altresì ed in siffatto modo l’ultimo paziente (poi visitato a domicilio il giorno successivo) per poter raggiungere il tempo utile la sede di guardia (89 Km di distanza da **), privo di cibo adatto alla mia malattia cronico-invalidante che di fatto mi costringe a mangiare solo cibi controllati, raggiungevo ** saltando di fatto la cena e la colazione successiva. Grande stupore commisto a rabbia mi ha quindi colto il giorno successivo, quando osservando la sera la pagina di facebook del dr.Land Rover e le sue foto scattate quel giorno, scoprivo che invece di essere a letto con la diarrea, era in montagna a sciare commentando la giornata e le sue istantanee con : “ grande sole che spacca il culo ai passeri”. Ho ancora in mente e nelle orecchie gli spasmi diarroici simulati da questo grandissimo ebete....ahhhhh. ahhhhhh, che colica....mhhhhh, mi dispiace, non ce la faccio mica a fare la notte......ahhhhhh!!!! Ebete nel vero senso della parola perchè, se proprio vuoi crearti nemico il tuo coordinatore, almeno non fartelo amico su facebook e non pubblicare le foto delle tue marachelle on line! Ebete; è elementare!Ricordo inoltre le mie prime guardie mediche e l'apprensione conseguente al non sapere fare una sega; sti stronzetti invece, pur non sapendo fare altrettanto, sono dei luminari, delle cime della terapia e pur combinandone di tutti i colori, hanno sempre il culo di farla franca. Ed i loro atteggiamenti in servizio, rasentano la pura follia, mentre noi avevamo terrore a mettere solo fuori la testa dall'ambulatorio.Ancora dalla lettera di Guard Runner apostolo agli Zebedei del servizio convenzioni:"Mi sono giunte segnalazioni di comportamenti non conformi allo abitus deontologico di medico di c.a. compiuti dal Dr.Land Rover durante la scorsa estate; in particolare il Collega avrebbe più volte abbandonato la sede di guardia per trasferirsi, dopo deviazione di chiamata al suo cellulare, nel suo camper nella piazzola di sosta fronte mare a ** in compagnia di terze persone.E si..., ti annoi dott. Land Rover e allora, perchè non portarsi l'amante in camper e farsi 'na bella trombata in servizio? E fronte mare...perchè è senza dubbio molto più romantico dello squallore della sede di guardia medica....romanticone pirlacchione!Ma se poi commetti un reato penale come quello di accettare due incarichi contemporanei di guardia medica presso due ulss differenti, giurando sulla convenzione che ne hai solo uno, cosa ti aspetti possano fare coloro che ancora hanno l'orello caldo ed eritematoso dovuto alla tua penetrazione posteriore a tradimento? Cosa pensi che possa fare il coordinatore quando è costretto a coprire il 31.12 e il 1.01, 48 ore consecutive, perchè tu sei dall'altra parte a fare il goldone? Ti inchiappetta a fuego....naturally! Quindi, o dottor Land Rover, abbi la compiacenza di toglierti dai maroni una volta per tutte, perchè la pazienza e veramente finita e per te, cominciano veramente tempi cupi. P.S.: naturalmente, prima di scrivere questo sul blog, ho preso in mano il mio telefonino (anche noi anni 80 ora ce lo siamo fatto) e gliele ho cantante così bene che mi stanno scritturando per la prossima edizione di San Remo.Infine come ben sai, il Land Rover c'è l'ho anch'io, modello Range Rover sport HSE, bianco...macchina del piffero ed inutilizzabile (infatti vado in giro con una meravigliosa Smart rossa e grigia che amo profondamente), ma comunque sempre superiore al tuo modello e sopratutto comprato con i miei soldini senza ricorrere al finanziamento del paparino e all'inchiappettata del collega come metodo sistematico e modus vivendi. Per cercare di fartelo capire con i tuoi insulsi parametri di valutazione, si può essere anche onesti e corretti......Ci siete cascati eh? Tutta questa storia è stata costruita e studiata da una equipe di esperti marketing della Land Rover per fare pubblicità occulta subliminare on line.... In effetti, chi potrebbe mai credere che al mondo possa esistere un simile testa di minchia? Nessuno...eppure..... a giovedì, febbraio 04, 2010 1 commenti Etichette: Il medico stronzo lunedì 1 febbraio 2010 Prigioniero....zio billy! Pensavo di averle viste tutte, ossia provate sulla mia pelle; restare chiuso fuori e dentro in obitorio, andare alla ricerca di chiavi che non aprono, di porte che non si schiudono, di cadaveri che non si trovano, di uscite che restano misteriose, di toilette molto simili a cessi, ma mai avrei creduto di restare imprigionato dentro la mia sede, con la stanchezza dovuta a 450 km passati a raccogliere tessuti on the road and on the snow e per giunta alle 8 di sera. Zio Billy.....la porta tagliafuoco A 228 è chiusa a chiave e non posso aprirla dall'interno. Passando in entrata mi si è chiusa alle spalle e adesso sono bloccato; solo infatti chi sta fuori ha la possibilità di entrare spingendo sul maniglione antipanico. E mò che faccio....beh, chiamo il control room (centrale di controllo dell'impianto antifurto da remoto, talmente remoto che nessuno ha mai capito dove caz...si trovi): " scusate - dico io- sono bloccato dentro al padiglione*****, venite ad aprirmi per cortesia?!" " Ma dottore, a quest'ora non c'è l'addetto....anzi non c'è nessuno....vedo cosa fare....la richiamo tra un pò..." "Guardi, quì sotto non c'è neppure la copertura del segnale del cellulare; mi chiami al telefono fisso della portineria al piano terra..." Il tempo passa, ma di telefonate non ne arrivano: "vuoi vedere che passo la notte quì?" Potrei tentare di guadagnare la libertà attraverso il giardino interno utilizzando l'uscita d'emergenza, ma lo stesso è privo di passaggi utili verso l'esterno. Portachiave appositamente studiato per le celle mortuarie (da disordinedeimedici shopping on line). Richiedilo subito!Mi viene in mente allora un passo del film "guerre stellari", quando il Capitano Ian Solo (H.Ford) piomba dentro una sorta di latrina maleodorante e guarda caso, le pareti mobili si mettono in funzione, mentre una sorta di serpentone gigante che lo stava attaccando, batte in ritirata per non restare schiacciato : " C3PO (il robot antropomorfo faccia da schiaffi), blocca tutti i compattatori di rifiuti del livello detenzioneeee!!!!" Per fortuna quì non ci sono queste insidie, ma l'effetto claustrofobico è stranamente simile e sovrapponibile. Dopo circa 1 oretta d'attesa, prendo in mano la situazione e chiamo il mio reperibile: " ascolta, cosa faccio? Sfondo una vetrata con una sedia? Premo il pulsante antincendio così arriva il 115" " Guarda...., è capitato anche a me alcuni mesi fa......purtroppo; sali di nuovo al secondo piano, entra con il badge nel laboratorio tessuti e prendi il montacarichi che utilizziamo per salire dal garage. Dovresti bypassare la porta tagliafuoco A 228. E così, infilatomi nel montacarichi nel buio più totale riottengo la libertà ...di andare a fare 24 ore di guardia medica a ******* (vedi foto del day after tomorrow)e, dulcis in fundo, la notte successiva, perchè il collega ha una scarichetta di diarrea e non se la sente di muoversi da casa (ed io sono il suo reperibile).Se questa non è una vita de......mente! a lunedì, febbraio 01, 2010 0 commenti Etichette: Le più "belle" storie venerdì 29 gennaio 2010 Corso di ecografia: i linfonodi. Lezione 3 Propedeutico alla 3° lezione; quesito: stampare o non stampare, questo è il dilemma.Innanzi tutto la stampante non ve la regalano (1000 euro circa se comprata on line) ed ha un costo non indifferente. Inoltre è possibile che in caso di errore, tale foto potrebbe essere usata contro di voi in tribunale e quindi, finchè non giungete ad una sicurezza diagnostica sufficiente, meglio non rischiare. Le scuse anche in questo caso sono molteplici e del tipo: la carta è finita or ora..., si è inceppata la stampante, ho un default che non riesco a correggere, ecc.ecc. Però in caso di dubbio, allegare ad una rischiesta di consulenza una ecografia, può indurre lo specialista ed il paziente a pensare che i medici di famiglia non siano così poi tutti degli spacciatori di ricette e dispensatori di consulenze inutili o a comando (pensiero comunissimo e capillarmente diffuso). Ed ora passiamo ai linfonodi: Catene linfonodali laterocervicali ed ascellari: tumefazione nucale e cervicale posteriore solitamente a carattere benigno; laterocervicale, maligno.Linfonodi toraco-addominali. Linfonodo normale: dimensione 2 cmMetastasi linfonodale: segno dell'ilo assente. 1) presenza di calcificazioni iperecogene 2) fenomeni di necrosi.Linfonodi confluenti in caso di linfoma: disposizione a sandwich( linfona di Hodgkin-non Hodgkin).Modello ecografico di infiltrazione linfonodale addominale Metastasi linfonodali : distribuzione. Linfoadenopatia ilare epaticaLinfoadenopatia ilare epatica in corso di leucemia linfatica cronica non trattata. a venerdì, gennaio 29, 2010 1 commenti Etichette: Corso di ecografia giovedì 28 gennaio 2010 Le favolose tecniche d'abbandono-pazienti del pediatra dott. Del Chouse Mi sa che prima o poi per affrontare una notte di guardia, dovrò sedarmi farmacologicamente; non solum perché dopo 12 anni di****, la sopportazione è ai minimi livelli, sed etiam perché il mitico pediatra dr. Del Chouse, mi sta veramente sulle palle. Egli ha infatti sviluppato delle tecniche raffinate di scarico pazienti che vado qui ora ad elencare:1)Tecnica di "prudente attesa" e minimizzazione: “....aspettiamo e vediamo...” anche se è in corso una setticemia fulminante e naturalmente senza alcuna visita domiciliare; fino a qui poco male, se non fosse che alle ore 20.00’.00” i genitori in preda ad una crisi di panico, ti invitano a “venirlo a vedere...er pupo” e anche di corsa. In realtà la strategia terapeutica consiste in " .....aspetto io... e vedranno poi i goldoni della guardia medica...." .2)Tecnica d’antibiotico privazione o resistenza: “signora, l’antibiotico non serve in questo caso” e fin qui potremmo essere anche in accordo (tranne quando il bimbetto ha in gola due placche da mezzo chilo e tu non ti sei neppure degnato di fargli fare aaaaaahhhhh, cioè guardargli entro la boccuccia). Ma per sedare l’ansia della signora, bisogna anche essere disponibili in un futuro prossimo venturo, quando cioè la stessa ti tempesterà di nuove richieste d’ intervento perché la febbre non cala, la gola continua a far male, la tosse incalza e il pupo non mangia; "Dottoreeee, mi dia l'antibiotico, la prego, la supplico....", invece il pediatra stacca tutto, cellulare, i fili del telefono fisso dal muro, sparisce il sabato mattina (8 – 10) ed indovinate dove va a parare la popolazione? S.C.A.! E’ cosa ormai risaputa che l’antibiotico serve per non aver rotture di maroni costanti e continue da parte degli assistiti (brutto a dirsi...., ma tra poco apparirà anche sulle indicazioni terapeutiche nel foglietto illustrativo); l’antibiotico è la panacea di tutti i mali e serve anche dove non serve, soprattutto al medico che potrà dirvi e senza alcuna visita: “signora, più di questo non si può fare…stia tranquilla!” (Da “antibioticoterapia medico-legale; volume 1 Dr. Del Chouse - Dr. Paracoul, 2010). Ma se vuoi fare il medico scrupoloso e non dare antibiotici a cani e porci (come è giusto fare!) devi impegnarti a fondo, o dottor Del Chouse e combattere lo spettro dello squillo molesto a tutte le ore e non delegare allo s.c.a., perché lo s.c.a. l’antibiotico poi glielo dà , se serve, (evviva la rima) e ti manda anche a fan culo!3)Tecnica di disimpegno sabatino: segreteria telefonica del Dr. Del Chouse: “ lo studio è chiuso….rivolgersi alla continuità assistenziale dopo le 10”, anche se sono le 8 della mañana, mentre il furbacchione sta facendo ambulatorio pediatrico in ospedale (naturalmente autorizzato dalla Direzione Sanitaria), ma in un posto lontano, ma talmente lontano da essere irraggiungibile dai malati febricitanti che quindi, ragion forza, attendono le 10 con il cronometro in mano per poi scatenarsi in una corsa alla telefonata parossistica diurna. Certo se c’è la guardia medica alle 10, perchè fare due ore di reperibilità telefonica, mentre in ospedale e per non fare una mazza, ti cucchi 700 euro netti? E come non dargli torto….. Caro dott. Del Chouse, tu non hai idea del culo che hai a fare questo mestiere; due orette di ambulatorio, due chiacchere telefoniche e poi via…ad incrociare i pollici all day long. Beato te; certo a chi come noi la pagnotta se la suda di giorno e di notte, di festa e di superfesta, la tua scarsa voglia di far bene ci irrita un po’, ma cosa ci possiamo fare…così è la vita ed anche un pò la convenzione ed il tuo superficiale menefreghismo. Mala tempora currunt. a giovedì, gennaio 28, 2010 1 commenti Etichette: Dr.Del Chouse mercoledì 27 gennaio 2010 Giallo all’obitorio di Salmonella Creek Il turno del dr. Guard Runner terminava di lì a poco; ore 20.00, e vai! Si spegne il cellulare di servizio e ci si mette a tavola davanti ad un bel piatto di….pasta di mais per celiaci, una autentica prelibatezza culinaria. Il famoso serial taken d’occhi era stato fino a quel momento inoperoso e tutto sommato ciò non gli dispiaceva affatto; un nevischio intenso aveva ammantato infatti il territorio circostante e le strade, percorse abitualmente in lungo ed in largo, erano divenute delle trappole molto, ma molto pericolose. Ma mai dire mais prima del tempo; infatti alle ore 19. 45, squilla il telefono ed dall’altro capo della cornetta il capo….: c’è giunta una segnalazione da****, mettiti in moto. Abbrancate in fretta ed in furia delle belle fettone di riso compattato in dischi made in China, il medico sale sulla vettura e sgommando (o meglio slittando) si dirige verso l’obitorio di*** dove ad attenderlo c’è un uomo di 33 anni, deceduto per sospetta morte improvvisa cardiaca. Ivi oltre la neve, la nebbia bassa di nuvole foriere di tempesta, la notte e le luci fioche dell’obitorio, c’è il collega medico necroscopo, pronto a stilare l’accertamento di morte dopo 20 minuti di e.c.g. piatto, conditio sine qua non per poter iniziare il suo lavoro d’espianto. Naturalmente il tracciato non era stato ancora ultimato perché, ai minuti 19.45 su 20.00, una scossetta di un qualcosa, una pantegana passata lì per caso, un sisma nelle Filippine aveva reso non isoelettrico l’e.c.g. e così…tutto da rifare. Non era il suo record stagionale (attesa x 4 e.c.g. consecutivi=1.30 h), ma vista l'ora, il disguido lo aveva reso poco socievole. Nel frattempo il medico aveva cominciato a controllare “le carte”, ossia al referto del 118 che intervenuto a domicilio, aveva cercato di rianimare il giovane; recitava freddamente : “giunti sul posto alle ore****, paziente in arresto cardiorespiratorio. Trovato dalla compagna rantolante a letto. Anamnesi: dolore lombare cronico in ernia discale. Midriasi fissa, assenza di polso, Pea. Attività cardiaca: fibrillazione ventricolare, poi arresto cardiaco. Intubazione orotracheale. Adrenalina 5 fiale in vena, atropina 2 fiale in vena, comparsa fibrillazione ventricolare; defibrillazione ripetuta per 10 volte; con l’ultima, ripresa dell’attività cardiaca per un minuto, poi fibrillazione ventricolare ed arresto. Si carica in ambulanza e si continua la rianimazione cardipolmonare. All’arrivo al p.s., nuovo tentativo di rianimazione; continuato mce e somministrate ulteriori 3 fiale di adrenalina e.v. + nuova defibrillazione: si esegue ecocardiogramma su cuore in arresto (fibrillazione ventricolare a basso voltaggio alternata ad asistolia). Referto: muscolo cardiaco privo di attività contrattile, assenza di versamento pericardico, F.V. refrattaria a numerosi stroke somministrati durante i soccorsi, quindi asistolia; in accordo con i colleghi della rianimazione e del pronto soccorso si sospende l’r.c.p.(55') e si constata il decesso. Ore****”. Il sanitario racconta: "guardo la salma di un ragazzone grande e grosso e scuoto la testa per la sua fine prematura. Come dice il mio amico necroforo di****, dobbiamo cambiare mestiere...ormai non siamo più neppure esseri umani! Un po’ inoltre innervosito per il tracciato ancora in corso d’opera ed ancora per la fame, la stanchezza ed infine per i problemi che di solito una simile morte causa nell’atto del prelievo, ossia sanguinamento e la possibilità di rottura della camera anteriore del bulbo oculare (se non l'esposione di tutto il globo), attendo che la macchina termini la sua azione di controllo. Con l’infermiera del coordinamento trapianti scambio due parole; seria mi dice : “qui si tratta di un probabile infarto, domani è prevista l’autopsia sul cadavere”. Ed io ribatto: “speriamo che non si tratti invece di una emorragia cerebrale massiva; secondo me è più probabile; c’è un notevole cono di pressione retrobulbare….sarà veramente un casino”. In effetti, non appena incisa una piccola parte di sclera, il sangue inizia a fluire copioso ed a poco serve alzare la testa al cadavere; inoltre la cornea si infossa ponendosi a 90 gradi rispetto la sclera residua e ciò rende difficilissimo la sua dislocazione finale. E per facilitare il tutto ecco l’imprevisto giallo: mentre sto cercando di effettuare una minima trazione sul tessuto onde evitare di danneggiare irrimediabilmente le cellule della membrana di Descemet, si avvicina il collega medico necroscopo e mugugnado, mi chiede se posso mostrargli le protesine di plastica che vengono posizionate sul bulbo una volta privato della cornea e parte della sclera. Stacco per un attimo lo sguardo dal campo operatorio e ruoto osservando il collega, giacca e cravatta ed uno sguardo inquietante; talmente inquietante che inizialmente credo sia quello del medico che all’indomani avrebbe dovuto eseguire l’autopsia sul corpo del giovane e sfortunato ragazzo. “Guarda -dico- queste sono le protesine, prendendole in mano con i guanti insanguinati” e lui insiste:“ di che materiale sono fatte, come le mettete”…una salve di domande a cui seguono risposte dettagliate. Come arrivato a mò di fantasma, così il collega se ne va abbozzando un “buon lavoro” ed il suo posto al mio capezzale viene presto preso dall’infermiera del coordinamento che si avvicina affermando: “che strano dottore, sa cosa mi ha detto il suo collega?” Pensando che invece d’essere in un obitorio alle ore 21 di notte chinato su un cadavere sanguinante, fossi sul set di “Chi vuol essere milionario”, data la frequenza di quesiti posti/minuto, giro lo sguardo verso la mia interlocutrice e ribatto: “no…cosa le ha detto?”. “Una cosa incredibile….incalza lei”, mentre la mia curiosità saliva da defcom 4 a defcom 5. “Nel 20** il padre del suo collega è deceduto all’ospedale di****e durante l’esposizione della salma del congiunto, si sarebbe accorto della presenza di quelle protesine che lei gli ha fatto vedere….proprio quelli là ”-indicandole con insistenza con un dito.”Il problema è che nessuno aveva dato l’autorizzazione al prelievo delle cornee…..ed a lui è rimasto questo dubbio….fino ad ora, a quanto pare!”. “Guardi- ribatto io-, è assolutamente impossibile una cosa del genere; ci sono delle procedure talmente codificate e standard che solo lo scambio di cadavere o qualche predone free-lance d’occhi in azione potrebbe aggirarle….e ciò creda, non può assolutamente accadere!”. Una volta ultimato il prelievo indaginosissimo, fatta diagnosi fai da te di emorragia cerebrale massiva (anche senza l'ausilio dell'autopsia di domani), il collega si è già smaterializzato nel nulla e così non è rimasto al nostro povero protagonista che segnalare l’accaduto ai responsabili. Il giorno dopo…..scattano gli accertamenti e le telefonate; una di queste per conoscere il nome del collega medico necroscopo al fine di capire se ed in quale ospedale tale prelievo fosse mai avvenuto, non risultando nella banca dati alcun nome di tale donatore. Dopo lunghe e tormentate ricerche, si è giunti alla scontata deduzione che il collega avesse scorto dietro le palpebre del padre non tanto delle protesine quanto la sclera (bianca) di cui tutti siamo dotati, in vita ed in morte. Ma la nottata non era così semplicemente finita, perché un altro prelievo stava per essere affidato al poveretto, distante inoltre circa 100 km dal punto in cui esso si trovava e per giunta raggiungibile solo per vie alternative, dato che un camion aveva ben pensato di mettersi di traverso sulla carreggiata dell’autostrada, facendo in modo che la stessa fosse chiusa al transito. “Il navigatore pareva impazzito….non sapeva neppure lui dove fossimo entrambi finiti in quella nebbia bassa, mentre le ruote termiche del furgone stentavano nel restare ancorate al terreno viscido” -narra sconsolato il protagonista. “Dimmi qualcosa di diverso da RI-CAL-CO-LO, parlava ormai stremato il medico rivolgendosi alla voce metallica della sua fedele compagna di viaggio, ma il risultato tardava a venire". “Perché non si aggiornano le mappe di questo navigatore? E tu tesoro sei quì per aiutarmi a trovare la strada e non per fare di conto!" Ore 23.30, appare alla plancia della vettura una sorta di torrione roccioso…l’ospedale di*****. Terra, finalmente! (oggi si dice Bingo, ma io sono legato alla vecchia tradizione marinaresca). Il vero problema di questo territorio ospedaliero è che è totalmente inesplorato, insidioso ed ostile, dato che una recente ristrutturazione ne ha cambiato radicalmente i connotati; così l’obitorio non è più dov’era allora, ma posizionato tra un cantiere e l’altro ai confini del mondo conosciuto. La cartella clinica della salma per contro, si trova in reparto al 7° piano, mentre il corpo sta nei sotterranei e raggiungerli a quest’ora e senza alcuna indicazione è veramente problematico; nessun amministratore sanitario ama pubblizzare nel proprio territorio le celle mortuarie e quindi nessun segnale a rischiarare il cammino. Fortunatamente un' infermiera decide di accompagnarmi, anche perché e con il senno di poi, non avrei mai potuto arrivarci autonomamente. Corridoi scuri, carton gessi e impalcature un po’ ovunque, neon fulminati alla "Alien scontro finale" che da un momento all'altro ti aspetti di vederne uno che ti viene incontro scodinzolando ed infine….le celle frigorifere. Per giungere in reparto al 7° piano, Guard Runner aveva avuto qualche leggerissimo problema ed inoltre a quell’ora, è difficile incontrare qualche addetto-survivor che si sappia districare in un tale dedalo di corridoi. Inoltre quei pochi incontrati, cioè delle addette alla mensa, lo avevano messo clamorosamente fuori strada, inducendolo in un girovagare sterile rotto solo dall’intuizione e da una stella cometa che gli aveva indicato la retta via verso i piani superiori (un cartello con su scritto oncologia – 7° piano – vai di là ). Congedandomi - racconta ancora- l’infermiera mi aveva detto: “guardi…qui sotto non c’è neppure la copertura del cellulare. Tra quanto finirà ? Io devo tornare in reparto. Beh, rispondo io, se non mi vedete tra ¾ d’ora, mandate una squadra di soccorso, perché se schiatto, mi trovano all’indomani già bello che imbalsamato”. Ma ultimato il prelievo ecco il gran finale: l’uscita dal nosocomio. "Come fare? Dove ho messo la macchina? Dove sono adesso?" –le domande più insistenti ed assillanti. La perdita dell’orientamento è totale ed in effetti, un po’ per la stanchezza e un po’ per l’orario, il poveretto vaga per i corridoi deserti senza una meta ben precisa. Alla fine ecco all’orizzonte stagliarsi le cuoche di prima….”che ci sia da fidarsi?”, pensa il cavallier errante. Non essendoci alternativa, scatta così la nuova domanda…. orientativa. “Dottore, sta ancora girando da prima? -con un velo di ironia, ma solo un velo- “No, no signora sto cercando l’uscita verso la mia macchina!” E dove l’ha parcheggiata? Al park A -B-C- sopra o sotto livello?” Non lo so…signora. Beh, allora le conviene uscire dal pronto soccorso…prenda il primo corridoio a destra, poi a sinistra, poi su per le scale, poi a destra ed infine ancora a destra…è facilissimo. La narrazione continua: “talmente facile che per uscire dall’ospedale ho dovuto scavalcare un muro di cinta in quanto mi ero chiuso nel cantiere in corso d’opera e la porta anti intrusione alle mie spalle; impossibile rientrare dal quella via. Così, aprendomi una strada a fatica nella neve ero giunto ad un punto di non ritorno….the wall, minchia...another brick in the wall. Fortunatamente a quell’ora passava un Vigilantes che inizialmente era intenzionato abbattermi come un camoscio dello Stelvio o come ladruncolo/ topo d’ospedale, ma poi, impietosito e sentita la mia triste storia, mi ha aiutato a riacquistare la libertà prendendomi il set-frigo per il prelievo e tirandomi su per il cappotto a peso morto”. Ora altre mirabolanti avventure attendono il dr. Guard Runner, in attesa che il massimale di medico di medicina generale cresca (intanto è diminuito per perdita del diritto provvisorio all’assistenza di ben 4 pazienti extracomunitari; tutti in una botta sola, che colpo!), ma questa è un’altra storia…....ossia, purtroppo è sempre la stessa storia! a mercoledì, gennaio 27, 2010 2 commenti Etichette: Le più "belle" storie lunedì 25 gennaio 2010 "Il doping per il suo pene" Continuo a ricevere queste mail-spam-rottura di balle senza che possa far nulla per evitarlo. Il mio pene...... va abbastanza bene (rima poetica Dannunziana) e non ho bisogno di doping, ma piuttosto di un incantatore di serpenti del Magreb per renderlo tranquillo (vedi foto: Tangeri 1999). Achille Cotone (Abantantuono in Viuulentemente mia) direbbe : "A domanda risponda....Ha ravanato nel mio intimo? Ma non sa i rrrischi che ha corssso; questa è Zaira…. ci vuole la frusta di Darix Togni. E' Zaira!" Ma vediamo la proposta on line:Doretha Pesner kzhcombination@digit.co.jp (from japan with love): “Si può ordinare nel regime di online – la qualita del produttore – il 100% dell’azione utile. Le opinioni dei nostri clienti: il sesso porta più soddisfacimento. Lo stress e la tensione sono spariti. Lei non si rattrista piu, ora io non temo, che sarò costretto a negare. E` una sensazione fisica sbalorditiva, dopo la quale segue lo stesso sentimento profondo. La cosa migliore del Vi e` la sicurezza della possibilita di «volare con autopilota», rilassandosi e senza la necessita` dell’entrare nel merito di quel fatto, che il pene continua a trovarsi in posizione verticale, anche quando tu sei interrotto (i figli battano alla porta della camera da letto, il cane abbaia, il preservativo scivola). Quando prendi coscienza del Vi, questo può anche stare un grande regalo per la compagna. C’e solo un consiglio: non le dica, che lei prende il Vi: l’apprezzamento di se’ stesso femminile e` anche molto suscettibile. Confezione confidenziale, pagamento confidenziale, non richiede la visita medica (male, malissimo!), consultazione medica telefonica gratis, non c’e bisogno di aspettare a lungo – la consegna nel corso di 2-3 giorni, ordinazione comoda e confidenziale nel regime di online.Online -negozio di licenza, nessuna spesa nascosta. Ordini oggi e dimentichi delle sue delusioni, delle lunghe paure del rifiuto e le situazioni dolorose ripetibili. Solo fra un breve periodo di tempo– lei ricevera 12 pillole in aggiunta assolutamente gratis”.A parte l’italiano molto stentatello (frutto di traduttore Google,evidentemente) non ho ancora capito se si tratta di Viagra (Vi…sembra di si) o quant’altro, ma una cosa è certa: gli acquisti fai da te on line di farmaci sono pericolosi e vanno evitati. Meglio consultare uno specialista urologo o il vostro medico di famiglia se Zaira non funziona a dovere! Il rischio è di rimanere sotto i ferri.... Effetti indesiderati del Viagra: le reazioni avverse piu' comunemente segnalate nell'ambito negli studi clinici sono state cefalea, vampate di calore, dispepsia, disturbi della vista, congestione nasale, capogiri e alterata percezione del colori. Altre due o tre cosette: (raro) eventi cerebrovascolari, sincope, attacco ischemico transitorio, convulsioni, convulsioni ricorrenti. Neuropatia ottica ischemia anteriore non-arterica, occlusione vascolare della retina, difetti del campo visivo. Raro: e' stata segnalata, in un piccolo numero di casi, un' improvvisa diminuzione o perdita dell'udito. Patologie vascolari (raro): ipertensione, ipotensione. Patologie cardiache. Non comune: palpitazioni, tachicardia. Raro: infarto del miocardio, fibrillazione atriale. Non nota: aritmia ventricolare, angina instabile, morte cardiaca improvvisa. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche. Raro: epistassi. Patologie gastrointestinali. Non comune: vomito, nausea, secchezza della bocca. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Non comune: rash cutaneo. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo. Non comune: mialgia. Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella. Non nota: priapsimo, erezioni prolungate. Esami diagnostici. Non comune: aumento della frequenza cardiaca.In ultima analisi il segreto è rassegnarsi alla dura "legge del vedeo" (vitello): (in molesta senectute) che crese ea pansa, e ghe caa l'oseo! (al vitello e purtroppo non solo a lui...gli cresce la pancia e gli cala il...pene). Vox popularis lagunaris juvenilis. a lunedì, gennaio 25, 2010 0 commenti Etichette: Zaira domenica 24 gennaio 2010 Il mistero del pedofilo dal mantello nero : cold case at big sands point beach Storia realmente accaduta, ieri……Squilla il telefono nella sede disastrata di "big sands point beach". Il povero guard runner alza la cornetta ed attende un cenno, un sussurro: “dottore…..può venire….non riesco a respirare….”,una signora anziana dalla voce rotta dalla dispnea, rantola all’alto capo della cornetta. Il medico riconosce subito la paternità di quel suono; più di una volta ha ricevuto questa richiesta ed ha già individuato di chi e di cosa si tratta: è una signora di circa 80 anni, sola, con un k bronchiale e che in precedenza il medico aveva accompagnato con l’auto di servizio in farmacia per acquistare medicine, sfidando le leggi che impediscono al sanitario di caricare in auto alcuno, pena la castrazione in pubblica piazza. Ma come si può lasciare sola un vecchietta con la ricetta in mano e nessuna possibilità di arrivare dallo spacciatore di medicine del luogo....? Il medico scende in strada per recuperare la vettura di servizio, mentre una fitta nebbia avvolge gli edifici e gli alti alberi della piazza illuminata da fioche luci di lampione. Stracazzi che freddo che fa questa notte pensa tra se e se il sanitario, chiudendosi al collo la sciarpa infeltrita. Dà un ultimo sguardo verso l’alto dove ha sede la guardia, accorgendosi che la luce del neon bruciato da più di 20 giorni e mai sostituito da alcuno, nonostante molteplici solleciti, continua a lampeggiare irregolarmente, apparendo come quei fulmini sinistri che irrompono nelle tenebre nei film dell’orrore, nel momento di massima tensione. Con il fogliettino stretto in mano con su scritto l’indirizzo della nonna, con l’altro arto sul parabrezza per cercare di dipanare la condensa e la nebbia che avvolge l’auto che si rende visibile fino al cofano, il medico si fa strada verso il domicilio della paziente, ricordando sommariamente il tragitto da compiere, sfidando una strada tortuosa tra le valli della laguna. Ad un tratto ecco dal nulla materializzarsi una costruzione di campagna ai confini del mondo conosciuto: via ****23, nec plus ultra……Arrivato finalmente a destinazione, il medico comincia a valutare i parametri della signora; pressione alta (200-100), battiti irregolari (89) e soprattutto una dispnea angosciosa. E vai con l’ace inibitore….. “Dottore….le posso raccontare una cosa che in 80 anni non ho mai detto a nessuno?” esordisce con il fiato rotto. “Va bene – dico io- ascoltiamo l’ennesima fregnaccia della giornata, penso sconsolato, mentre inizio a compilare il referto medico”: In questa storia allora entrano di prepotenza un libro sgualcito, una collana ed un trauma rimosso e mai metabolizzato datato 1940. “Vede questo libro dottore? Sono due notti che non riesco a dormire….mi tormenta. Legga questo brano a pagina 27 – allungandomi il libretto dalla copertina rossa. Ed io obbedisco: titolo; "delitti & misteri", seconda edizione, 2002. “Il sacrificio della sposina. “Al processo, C.B. disse: prego ogni giorno per lei. Non avevo niente contro di lei". Lei era C.G. 24 anni,da un anno e mezzo moglie di M.M. 37 anni, geometra in****. Poco dopo le 12.30 del 7 dicembre 1949, nella affollata******, mentre stava passeggiando con il marito e due parenti, C.G. aveva fatto scudo al marito, fronteggiando la B. che si era fatta incontro con pistola in pugno. Tre pallottole calibro 9 l’avevano raggiunta al torace: la terza, quella mortale che aveva spaccato il cuore, l’aveva colpita quando era già a terra. Un altro colpo andò a vuoto; la pallottola finì sulla saracinesca del teatro**** e si pensò che fosse diretta al M. che intanto si era chinato sul corpo della moglie. C.B., 43 anni da****, impiegata modello alla ****, uno spirito indipendente, si era staccata giovanissima dalla famiglia e da allora aveva sempre lavorato; giunta a **** agli inizi degli anni trenta, con un compagno e il loro figlioletto, aveva intrecciato con M. una relazione che era durata circa dieci anni e che in qualche modo si era prolungata anche dopo la rottura, fino al 1946, quando lui si era fidanzato con la G., impiegata comunale. Quella mattina, la B. aveva cercato M. a ****: voleva da lui- raccontò- una lettera che giustificasse la sua condotta passata, che la scagionasse di fronte al figlio ventenne. In realtà la storia era più lunga ed era una storia ostile, fatta di lettere anonime, di telefonate minacciose, di scenate e d’ingiurie anche per strada, da quando M. s’era fidanzato con la G. e forse aveva liquidato la B. con dure parole del tipo: “sei vecchia”. Una storia che aveva avuto un tragico presagio quattro giorni prima del delitto; incontrata la G. in campo****, la B. le aveva sussurrato: “prepara la bara”. Nella bara fu deposta vestita con l’abito da sposa. Era una vicenda molto triste, ma processualmente molto chiara; “dovevo uccidere lui e non si sono riuscita”, recriminò in carcere C.B., quando tentò di uccidersi con i pezzi di vetro della finestra che aveva infranto. Riconosciuta la presenza di una psicosi affettiva che ne diminuiva la capacità psichica e concessa quindi l’attenuante del vizio parziale di mente, la B. fu condannata in primo grado a 21 anni, pena ridotta a 17 anni dalla Corte d’Appello che l’assolse per insufficienza di prove dal tentato omicidio di M. C’era soltanto un risvolto da chiarire: di chi fosse la voce maschile che perseguitava al telefono C.G. Si pensò e si scrisse che potesse essere un collega di lavoro della stessa: quello che doveva aver rivelato alla B. il fidanzamento di M. e poi forse aveva soffiato sul fuoco della passione non sopita, aizzando l’ostilità con lettere anonime spedite nelle buste gialle del Comune. Comunque, chiunque fosse, è rimasto senza nome”. Ultimata la lettura, il medico è sempre più incuriosito dalla storia; così chiede alla donna: “scusi, ma questa persona cosa ha a che fare con lei?” E la vecchina:” non appena ho letto la storia l’ho riconosciuto…era lui quell’uomo dal mantello nero che ho incontrato quando avevo 15 anni; il nome poi corrisponde: M. Era il 1945 e la guerra era appena finita. Non ero una ragazzina ricca nè tanto meno appariscente; non so proprio perché ho attirato la sua attenzione; non so cosa ho potuto sbagliare. In quel periodo noi eravano dei ragazzini inibiti, non conoscevamo nulla della vita; altro che ora…. Un giorno mentre lavoravo nel bar in centro, vidi un uomo con un mantello scuro ed un cappello piantato in testa; non si vedevano gli occhi. Pensai che fosse decisamente benestante, ma molto maleducato perché si era posizionato sul bancone con i gomiti aperti e occupava gran parte dello spazio. Ogni tanto mi fissava, mentre con il cucchiaino in mano girava ritmicamente il caffè. Un giorno quest’uomo mi aspettò fuori pregandolo di seguirlo….ed io lo feci. Mi portò in un magazzino poco lontano ed io non mi opposi come in trance. Mi fece sedere su una sedia ed allora iniziai a temere per la mia vita; mi fece spogliare, togliermi le mutandine ed aprire le gambe. Poi mi disse: "rivestiti e vattene". Successivamente arrivò a casa un invito a comparire in Comune con una lettera che offriva un incarico di lavoro ben retribuito. Mi feci accompagnare da mia sorella più grande; non le avevo raccontato nulla, ma credo che lei sospettasse qualcosa; infatti una volta giunti sul posto gettò la lettera sul tavolo dell’uomo dicendo: "non abbiamo bisogno di nulla, tanto meno del suo posto di lavoro" e se ne andò, mentre io aspettavo fuori poco lontano. Neppure in quell’occasione vidi gli occhi di quel porco. Un giorno mentre stavo aprendo le imposte di casa, affacciandomi alla finestra, lo vidi mentre con la testa rivolta verso di me, si aprì il cappotto restando nudo. Mi sono sempre chiesto come avesse avuto il mio indirizzo di casa. Infine quel 7 dicembre 1949, stavo lavorando al bar quando sentii quegli spari; uscendo fuori vidi tutta la scena e quell’uomo chinato sulla moglie morente; lo riconobbi subito: era lui, quel porco. Non scorsi neppure in quell’occasione, dato il trambusto conseguente, i suoi occhi. Ma ora, rileggendo questo libro, tutto mi è tornato in mente e son due giorni che non dormo. Pensi che ho telefonato persino all’autore del libro per chiedergli delle informazioni ulteriori sul fatto e lui mi ha detto: “signora, butti via il libro; glene mando un altro diverso da leggere”. Questa storia non l’ho mai raccontata a nessuno, me la tengo dentro da 50 anni. Quello che volevo fare era solo conoscere la storia di quest’uomo che mi ha rovinato la vita; capire chi fosse e soprattutto vedere quegli occhi. Così, sapendo il suo nome e cognome, sono andata al cimitero di****, ma qui non risultava sepolto; poi a quello di****, ma nulla…non c’era nessuno con quelle generalità . Allora non mi sono persa d’animo; ho cercato in comune e ho scoperto che M. era nato nel 1912 e morto nel 1998. Riposava in un piccolo cimitero di montagna in provincia di****e così, sebbene non riesca quasi più a camminare, ho deciso di prendere un taxi e farmici accompagnare. Qui ho trovato la sua tomba, anzi la tomba di famiglia e l’ho finalmente guardato negli occhi, 50 anni dopo. Per decenni sono rimasta tranquilla, ma questo maledetto libro, mi ha mandato in tilt. Oggi uscendo di casa, l’ho rivisto: aveva quel mantello scuro e quel cappello calcato negli occhi……se ne andava nella nebbia dandomi le spalle. Per un attimo si è fermato…poi è scomparso nel nulla. Il suo fantasma è tornato per tormentami. Sono corsa a casa ed aprendo l’armadio è caduta a terra una collana, questa collana, che mi era stata recapitata a casa e che non ho mai capito di chi fosse…..probabilmente era sua. Il suo fantasma è tornato per tormentami”. La donnina ora appare più tranquilla e serena…. il suo respiro si è fatto regolare e la pressione è ritornata nei limiti della norma. Mi dice prima di congedarsi: “grazie dottore per avermi ascoltato….il libro e la collana ora è sua….a me non servono più adesso”. Gliele regalo, per me sono solo ricordi dolorosi, ma almeno ora posso sentirmi più sollevata. Non ho più questo peso che mi opprimeva da così tanto tempo”. Terapia è fatta! Valse molto più l'ascolto dell'ace-inibitore..... a domenica, gennaio 24, 2010 2 commenti Etichette: Le più "belle" storie Post più vecchi Iscriviti a: Post (Atom) Cerca nel blog Caricamento in corso... #uds-searchControl .gs-result .gs-title, #uds-searchControl .gs-result .gs-title *, #uds-searchControl .gsc-results .gsc-trailing-more-results, #uds-searchControl .gsc-results .gsc-trailing-more-results * { color:#6a9718; } #uds-searchControl .gs-result .gs-title a:visited, #uds-searchControl .gs-result .gs-title a:visited * { color:#4d7307; } #uds-searchControl .gs-relativePublishedDate, #uds-searchControl .gs-publishedDate { color: #070f73; } #uds-searchControl .gs-result a.gs-visibleUrl, #uds-searchControl .gs-result .gs-visibleUrl { color: #4d7307; } #uds-searchControl .gsc-results { border-color: #070f73; background-color: #fff; } #uds-searchControl .gsc-tabhActive { border-color: #070f73; border-top-color: #4d7307; background-color: #fff; color: #4d7307; } #uds-searchControl .gsc-tabhInactive { border-color: #070f73; background-color: transparent; color: #6a9718; } #uds-searchClearResults { border-color: #070f73; } #uds-searchClearResults:hover { border-color: #4d7307; } #uds-searchControl .gsc-cursor-page { color: #6a9718; } #uds-searchControl .gsc-cursor-current-page { color: #4d7307; } Music Playlist at MixPod.com Disordinedeimedici Italy Visualizza il mio profilo completo registered_id=95600; counter_id=95600; size=210; popup=1; Tranquilla signora, chiami pure quando vuole...... counter_id=9560000; splash_screen=null; skin=null; Get the if (!window.google || !google.friendconnect) { document.write('' + ''); } if (!window.registeredBloggerCallbacks) { window.registeredBloggerCallbacks = true; gadgets.rpc.register('requestReload', function() { document.location.reload(); }); gadgets.rpc.register('requestSignOut', function(siteId) { google.friendconnect.container.openSocialSiteId = siteId; google.friendconnect.requestSignOut(); }); } function registerGetBlogUrls() { gadgets.rpc.register('getBlogUrls', function() { var holder = {}; holder.postFeed = "http://www.blogger.com/feeds/7748585049565790162/posts/default"; holder.commentFeed = "http://www.blogger.com/feeds/7748585049565790162/comments/default"; return holder; }); } if (!window.registeredCommonBloggerCallbacks) { window.registeredCommonBloggerCallbacks = true; gadgets.rpc.register('resize_iframe', function(height) { var el = document.getElementById(this['f']); if (el) { el.style.height = height + 'px'; } }); // We don't do anything w/ this, but don't let it bubble up and cause an // exception // TODO(henrywong): Don't just one-off this, fix at a more comprehensive // level. gadgets.rpc.register('set_pref', function() {}); gadgets.rpc.register('registerGadgetForRpcs', function(gadgetDomain, iframeName) { // TODO(sauravshah): We don't need this. 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